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Le famiglie. Si parla tanto di famiglie, le famiglie sono il cuore pulsante della società e sono in continua evoluzione. La struttura familiare cambia rapidamente, i nuclei si restringono, i figli si allontanano, i genitori invecchiano e i nonni hanno bisogno di assistenza. Sempre più famiglie, forse anche la tua, si trovano, si sono trovate o purtroppo si troveranno a dover fronteggiare un’emergenza sanitaria impegnativa, sia umanamente che economicamente. Persone non più autosufficienti, i nostri nonni, i nostri genitori anziani, hanno bisogno di cure e assistenza pressoché continue e ogni famiglia cerca soluzioni sostenibili, e che proteggano la dignità di tutti i soggetti deboli. Continua a leggere Firma la petizione

Professione in Famiglia lancia un SOS ai sindacati di Roma

Professione in Famiglia di Roma, a nome delle famiglie e delle imprese associate sul territorio, ha inviato ai Segretari generali di CGIL CISL e UIL del Lazio una lettera per promuovere un’azione congiunta contro le truffe verso le famiglie, il lavoro nero e lo sfruttamento domestico e il dilagare di forme irregolari di fornitura di servizi di assistenza alla persona.

Sono sempre più frequenti gli articoli sui quotidiani romani che denunciano forme di sfruttamento, organizzazioni o imprese senza scrupoli che forniscono servizi senza le dovute autorizzazioni, crescita di contenziosi sindacali e vere e proprie truffe ai danni delle famiglie e delle lavoratrici domestiche.

Una indagine di Professione in Famiglia ha riscontrato che molte “imprese” forniscono servizi di badantato a costi inferiori a quelli previsti dal contratto, generando un danno verso le imprese oneste ed esponendo le famiglie “clienti” a concreti rischi di illegalità.

Si auspica infine che i sindacati che rappresentano non solo questi lavoratori ma anche pensionati che utilizzano questi servizi, dimostrino la giusta sensibilità e, congiutamente, si avvii un percorso di contrasto efficace e un coinvolgimento delle istituzioni preposte ai controlli ma soprattutto verso le amministrazioni locali per il governo del settore che coinvolge decine di migliaia di persone.

lettera a cgil cisl uil Lazio

 

Come prevenire gli incidenti domestici

 

l’INAIL denuncia oltre 2,5 milioni di incidenti domestici all’anno, con coseguenti gravi danni per la persona e in alcuni casi anche mortali.

https://www.istat.it/it/archivio/183893

A subirne le conseguenze non sono solo i componenti del nucleo familiare ma anche gli operatori che svolgono servizi domiciliari come i domestici o gli operatori d’aiuto.

Professione in Famiglia e le imprese aderenti hanno prodotto un opuscolo dettagliato per prevenire gli incidenti e infortuni domestici.

Una maggiore conoscenza dei rischi crea anche prevenzione e permette di intervenire nel modo più corretto nel primo soccorso.

L’opuscolo sarà consegnato a tutti gli operatori d’aiuto per renderli maggiormente consapevoli dei rischi che possono incontrare durante il servizio, riducendo al minimo i rischi di infortunio, ma verrà consegnato anche alle famiglie per la loro incolunità al  potenziale rischio.

E’ quindi una iniziativa di responsabilità sociale che sta raccogliendo molto consenso tra gli interessati e che speriamo possa avere un effetto positivo per tutti.

L’opuscolo potrà essere ritirato presso le nostre sezioni o le aziende nostre associate.

https://professioneinfamiglia.info/la-nostra-associazione/cosa-facciamo/aziende-assistenza-domiciliare/

POLITICA: Se ci sei batti un colpo

Professione in Famiglia ha inviato a tutte le forze politiche e istituzionali una lettera per richiamare l’attenzione sul fenomeno dell’assistenza di ausilio alla persona, prestato da badanti o da operatori d’aiuto.

Il testo, che riportiamo in calce, denuncia la costante crescita di lavoro nero e parallelamente di bisogno d’assistenza.

Il sistema pensionistico che sostanzialmente non garantisce una pensione per i domestici, i costi elevati di assistenza delle famiglie e il blocco dei flussi migratori che non permette di assumere personale domestico se non in possesso di permesso di soggiorno, sono le cause principali che fanno crescere il lavoro nero, l’invecchiamento delle badanti, l’emarginazione sociale e il calo delle entrate per lo Stato.

Si auspica di riscontrare una adeguata sensibilità per affrontare un problema che coinvolge milioni di famiglie.

il diario del lavoro

 

Testo della lettera

Oggetto:  non autosufficienza – badanti – immigrazione

Siamo una associazione di famiglie che combattono con il problema della non autosufficienza. Molte famiglie si  avvalgono di badanti

I dati più attendibili al riguardo sono forniti da un lato da Inps, presso il quale risultano iscritti come lavoratori domestici nel 2017  864.526 persone, donne per  l’88%,  e straniere nel  78,27% dei casi, per il 45,51% registrate come badanti e per il restante 55% come colf, anche se è probabile che molte di esse siano in realtà badanti.

D’altro canto un documento Censis stima in 876mila gli addetti al lavoro domestico completamente in nero, prevalentemente donne, irregolari in quanto a rapporti di lavoro e spesso anche relativamente al  titolo di soggiorno in Italia. Siamo anche in presenza di un rilevante invecchiamento della categoria. Tra il 2008 e il 2017 i soggetti ultra 55enni sono passati da 13% a 46%.

Nello stesso tempo, cresce la richiesta da parte delle famiglie italiane di assistenti familiari e badanti. Infatti a metà luglio la Comunità di Sant’ Egidio ha rivolto al Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Conte un invito a organizzare l’ingresso in Italia di 50mila badanti per rispondere alle esigenze di un mercato in crescita.

Sulla base dei dati prima indicati tale richiesta merita di essere integrata con la proposta di realizzare una regolarizzazione, come altre volte in precedenza già fatto, per chi già risiede e lavora, sia pure irregolarmente, in Italia e programmare un sistema di reclutamento che eviti per il futuro il ripetersi di situazioni come quella attuale, approdando ad  una normativa che solleciti ed aiuti le famiglie e i lavoratori stessi alla regolarità dei rapporti di lavoro.

La seconda proposta  che facciamo è infatti quella di permettere alle famiglie la deduzione dal reddito di tutta la spesa per badante, operatore di aiuto o collaborazioni similari. L’offerta di un beneficio fiscale apprezzabile (pur con opportune rettifiche per evitare un vantaggio maggiore per i redditi più alti),  indurrebbe 350-400mila famiglie a regolarizzare  rapporti di lavoro sommersi.

In un documento del Censis si stima il costo di tale deduzione, tenendo conto   “degli effetti diretti e indiretti” pari a un costo per lo Stato di 72 milioni di Euro, mentre il Forum del terzo settore, meno ottimista,  stima “un maggior esborso pubblico di circa 250 milioni di Euro annui”. Entrambe le stime  comunque concordano sul vantaggio netto che ne deriverebbe sia in termini di aumento del PIL, che in termini di aumento degli occupati. Secondo il Forum del terzo settore il primo sarebbe pari ad “almeno 0,30-0,40 punti percentuali, e il calcolo degli occupati  aumenterebbe di circa 2 punti percentuali.”

Si darebbe luogo ad un processo di regolarizzazione buono per le famiglie e per i lavoratori verso condizioni migliori per tutti  dando luogo a migliori opportunità di integrazione ai lavoratori e lavoratrici straniere, che ne costituiscono la maggioranza. E si possono promuovere processi di ammodernamento nel sistema dei servizi alle persone.

A tali indubbi vantaggi, per le famiglie, per i lavoratori e le lavoratrici del settore  e per i dati macroeconomici del paese, va aggiunto, per completare il quadro, il problema della (mancata) valorizzazione dei contributi previdenziali dei lavoratori immigrati extracomunitari, che, nella situazione attuale, specie nel lavoro domestico, spinge molti immigrati a chiedere loro stessi di essere pagati in nero alla luce del fatto che i soldi versati a Inps sono considerati buttati al vento.

Per battere questa tendenza, a nostro parere, e alla luce dell’esperienza già fatta nel tempo anche con gli italiani emigrati, ed è questa la nostra terza proposta, si dovrebbe tornare alla norma (Legge 286/98) che permetteva, ai soggetti interessati di tornare al Paese di origine,  rinunciando definitivamente al titolo di soggiorno in Italia, ottenendo da Inps il versamento dei contributi accumulati.

Tale scelta, in apparenza costosa per il nostro sistema previdenziale, ha al contrario diversi vantaggi: oltre il già nominato incentivo alla regolarizzazione del contratto di lavoro, avrebbe l’effetto di promuovere in diversi Paesi di origine,  contemporaneamente al ritorno definitivo, l’investimento della somma ottenuta, in attività di tipo imprenditoriale o di lavoro autonomo, capaci a loro volta, di mettere  in valore le professionalità acquisite con il lavoro svolto presso nostre imprese, contribuire allo sviluppo dei paesi  stessi e infine, nei casi più felici, ma non per questo più rari, di favorire la stessa internazionalizzazione del sistema delle imprese italiane, attraverso la vendita a queste start up di beni e servizi italiani. Tali  processi, già verificatisi ed evidenziati da numerose ricerche realizzate a livello internazionale, se non sono più efficaci di quelli promossi dalla stessa Cooperazione allo sviluppo, come pure alcuni studiosi sostengono, non sono certo molto distanti dai risultati che questa ha raggiunto.

Un meccanismo di questo tipo, inoltre, darebbe luogo ad un turn over spontaneo, mentre, al contrario, la situazione attuale, spinge molti immigrati, anche contro il loro desiderio, a rimanere fino a maturare il diritto alla pensione, di fatto incidendo  sulla spesa sociale per l’Italia in misura molto più rilevante per i costi di sanità, scuola per i figli, eventuale assistenza agli anziani ricongiunti.

Siamo infine consapevoli, che comunque, per chi fa lavoro domestico dipendente un grosso problema previdenziale sussiste anche per le italiane: stante l’attuale livello dei contributi e le regole vigenti, anche per chi arrivasse ai 67 anni con quaranta anni di contributi sarebbe improbabile poter accedere alla pensione.

Di tutte le problematiche vorremmo poter ragionare insieme in tutte le sedi che possono essere promosse.

Queste illustrate sono le urgenze più importanti. Saremo più completi ed esaustivi, se, per l’appunto si darà luogo a forme di confronto, che auspichiamo possano essere promosse da istituzioni ed entità interessate.

Cordiali saluti.

 

Il Presidente

Aldo Amoretti

 

 

Alleanza contro la Povertà: «Serve una giusta risposta a chiunque viva la povertà assoluta»


L’Alleanza contro la Povertà – consapevole dell’importanza ma anche dell’insufficienza dell’attuale misura di contrasto alla povertà, il REI – chiede, in vista della legge di Bilancio e attraverso il documento allegato, di potenziare la lotta alla povertà introducendo uno strumento che sia in linea con la propria proposta, il Reddito d’inclusione Sociale (REIS).
La nuova misura dovrebbe concentrare le risorse verso le famiglie in povertà assoluta evitando d’incorrere nei seguenti rischi: attuare una “riforma della riforma”, annullando il lavoro svolto in questi ultimi anni; spostare la funzione di governo dell’intervento dai Comuni ai Centri per l’Impiego (CpI); frammentare il welfare attraverso l’adozione di misure ulteriori avulse dalle precedenti; assegnare questi interventi esclusivamente ai cittadini italiani; introdurre meccanismi che non coprano la platea secondo il criterio dell’intensità di povertà.
L’Alleanza chiede dunque: di incrementare sostanzialmente il fondo povertà, anche gradualmente nei prossimi anni, con altri 5,8 miliardi di euro; di ampliare la platea dei beneficiari della misura di sostegno al reddito in modo da raggiungere tutte le famiglie in povertà assoluta; di potenziare il beneficio economico per tali famiglie fino ad un importo medio di 400 euro; di rafforzare i Centri per l’Impiego ed i Servizi Sociali volti all’inclusione, senza disperdere le risorse a loro destinate; di coinvolgere nel nuovo processo tutti gli attori impegnati nella lotta alla povertà, sia al livello centrale che sul territorio, includendo Regioni, Comuni, Parti sociali, Terzo settore ed associazioni.
Riteniamo che solo così, concentrando sforzi ed energie di molti, si possa finalmente dotare il nostro Paese di un’adeguata misura di contrasto alla povertà assoluta capace di fornire le risposte necessarie a chiunque si trovi in tale condizione.

Le richieste dell’Alleanza contro la Povertà in Italia per la Legge di Bilancio 2019 [PDF]