Meno arresti e più sicurezza nelle case di riposo

Dichiarazione di Aldo Amoretti, Presidente di Professione in Famiglia

“Gli arresti odierni ai vertici del gruppo Sereni Orizzonti (una rete nazionale di case di riposo per anziani) ci dicono di nuovo delle problematicità presenti in una parte di queste strutture dove, nel migliore dei casi si risparmia sul servizio, come già da noi denunciato anche nel convegno svolto insieme a Fipac- Confesercenti con il titolo “quelle case senza amore”.
Sarebbe bene che i gestori e le loro associazione accettassero la proposta, da noi formulata ad alcuni dei loro rappresentanti, di dare vita ad una rete-sistema di controlli organizzata insieme a chi, come noi, rappresenta le famiglie degli assistiti.
Un tale sistema permetterebbe di intervenire in tempo quando si manifestano inadeguatezze del servizio riservando alle forze dell’ordine e alla magistratura gli interventi per frodi e maltrattamenti”

 

Articoli di stampa

 

Famiglia sostituto d’imposta?

Siamo alle solite. Quando si parla di ausilio familiare si pensa solo al tasso di evasione previdenziale e fiscale e mai alla gravosità sulle famiglie per l’assistenza alla persona.

Ci si illude che attribuendo gli oneri del sostituto d’imposta sul datore di lavoro domestico si risolva il problema dell’evasione fiscale. Diventare sostituto d’imposta significa assumersi la responsabilità fiscale della lavoratrice, aggiornandosi permanentemente sulle normative tributarie e rispondendo di eventuali errori e omissioni. È quindi ovvio prevedere che crescerà a dismisura il già ampio lavoro nero o il costo del servizio, dovendosi appoggiare a commercialisti per due ore di stiratura alla settimana o qualche ora di babysitter.

Se invece si affrontasse seriamente il tema, si dovrebbe permettere alle famiglie di poter dedurre l’intero costo dell’ausilio familiare, almeno per le persone in condizione di grave fragilità e bisognose di assistenza domiciliare.

Così facendo, la famiglia avrebbe l’interesse a regolarizzare la badante, facendo emergere il lavoro nero. Resta il problema dell’evasione fiscale.

La normativa prevede che la lavoratrice dichiari annualmente i propri redditi. Moltissime non lo effettuano divenendo evasori. Stabilire che tali servizi possano essere portati a deduzione fiscale solo se acquistati tramite imprese autorizzate e specializzate, garantirebbe il prelievo previdenziale e fiscale alla fonte e un servizio qualificato attraverso un piano di assistenza personalizzato.

È quindi plausibile supporre che non se ne faccia nulla e si perda l’ennesima occasione per riformare il settore. Non ci vuole molta intelligenza per elaborare una politica di settore, sarebbe sufficiente la volontà politica.

Il settore domestico e le resposabilità dello Stato

Il Dipartimento Studi e Ricerche di Professione in Famiglia ha elaborato i dati aggiornati INPS, relativi al settore domestico 2018 e pubblicati a giugno 2019.

È il sesto anno consecutivo che il settore registra un calo degli occupati.

Dal 2012, anno di massima occupazione del settore, si sono persi 154.000 posti di lavoro, attestandosi a 859.233 occupati.

Il calo è attribuibile esclusivamente alle colf, mentre le badanti confermano la costante crescita raggiungendo il 47% dei lavoratori domestici.

Crescono le italiane, sia come colf (+6.200) che come badanti (+ 8.200), attestandosi al 28,62% degli occupati nel settore.

Si registra un calo complessivo sia di badanti che di colf nel Mezzogiorno, esclusa la crescita della Sardegna. Crescono le badanti in tutto il centro nord mentre calano le colf in tutte le regioni.

Crescono le badanti occupate per 12 mesi. Nel 2009 erano il 28,4%, nel 2017 passano al 52,6% e nel 2018 raggiungono il 54,19%.

Le colf invece passano dal 52,2%, al 72,2% e calano nel 2018 al 71,7%.

Aumentano le ore lavorate settimanalmente superiori a 25 ore dalle badanti. Nel 2009 erano il 47%, nel 2017 passano al 68,8 per attestarsi nel 2018 al 70,6%.

Stabili le colf rispettivamente con il 17,4%, il 10,2% e il 9,6% nel 2018.

Le badanti con età superiore ai 50anni sono passate dal 21,6% del 2009, al 40,9% del 2017 e al 42% nel 2018. Quelle che superano i 60anni passano dal 3,2, al 10,9 e al 12,3% nell’ultimo anno.

L’ammontare generale della spesa per le famiglie, sui soli stipendi, si conferma stabile sui 5,8 miliardi annui.

Considerazioni di Professione in Famiglia

Il calo costante degli occupati nel settore conferma gli effetti della crisi economica e occupazionale generale.

I lavori domestici vengono effettuati sempre di più dai componenti il nucleo familiare, anche se rimane esorbitante il fenomeno del lavoro nero nel settore.

Gli effetti della crisi si evincono anche dalla crescita delle italiane nel settore. Anche se difficilmente ricercano lavori in regime di convivenza, le italiane si affacciano a questo tipo di professione con prestazioni occasionali di media durata.

Anche se non riportato nella rilevazione Inps, crescono agenzie specializzate nell’assistenza domiciliare anche con operatori d’aiuto o similari.

Si contano infatti circa 500 agenzie specializzate con una stima di 15.000 occupati assimilabili al lavoro di badante.

Ciò dimostra la ricerca di personale qualificato e soprattutto l’esenzione da vincoli amministrativi del rapporto di lavoro.

Rispetto al calo generale, si conferma costante negli anni la crescita delle badanti (soggetti che si prendono cura della persona). Un dato coerente con la crescita parallela  della non autosufficienza.

La media nazionale quantifica nel 47% la professione delle badanti ma se si esamina il dato nel dettaglio regionale , in 5 regioni supera il 60% degli occupati.

Una rilevazione che conferma tutti i limiti dell’intervento dello Stato sull’assistenza domiciliare, abdicata impropriamente a personale non sufficientemente qualificato per l’assistenza e attribuito alla sola responsabilità della famiglia e con un peso economico pari a 5,8 miliardi l’anno.

Cresce infatti la durata del rapporto di lavoro stabile per tutto l’anno e il numero di ore settimanali, a dimostrazione di un servizio costante e in convivenza.

Altro dato allarmante è l’invecchiamento progressivo delle badanti.

In soli 10 anni si è raddoppiato il numero di badanti con età superiore ai 50anni e quadruplicato quelle con più di 60.

Ciò dimostra lo scarso turnover generazionale nel settore, causato anche dal blocco dei flussi migratori e dall’assenza di una ragionevole sanatoria per coloro che sono costrette alla clandestinità.

Permanendo questo trend di invecchiamento, tra 10 anni si registrerà una preoccupante difficoltà dell’offerta di lavoro assistenziale di ausilio familiare e parallelamente una difficoltà oggettiva di poter svolgere un servizio gravoso come quello dell’assistenza alla persona non più autosufficiente.

Auspichiamo perciò che la politica, le istituzioni e le parti sociali, assumano questo problema con la massima urgenza, al fine di garantire una maggiore qualità nei servizi di ausilio familiare e contrastino con vigore il fenomeno del lavoro nero.

La Famiglia medioevale ?

A Verona andrà in scena a fine marzo il “XIII Congresso Internazionale delle Famiglie”.

L’avvenimento ha avuto una risonanza sui media, soprattutto sulla partecipazione di esponenti del Governo e per le proposte tacciate di restaurazione medioevale.

L’organizzatore dell’evento è il Word Congress of Familles. Per saperne di più rimandiamo a wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Congresso_Mondiale_delle_Famiglie#Gravidanza ).

In estrema sintesi sostengono:

  • La restaurazione del patriarcato
  • La repressione dell’interruzione della gravidanza e della surrogazione di maternità
  • L’abolizione del divorzio
  • La criminalizzazione dell’omosessualità
  • Il matrimonio esclusivo tra coppie etero

Tutte proposte che farebbero sobbalzare sulla sedia qualsiasi persona dotata di un minimo  senso democratico ma che purtroppo trova consenso in alcuni stati come la Russia, Uganda, Ungheria, ecc.

Ovviamente non si dice nulla sulla violenza domestica e sull’uxoricidio, dando per scontato che ciò che avviene all’interno del nucleo familiare sia fatto privato ed estraneo alla legge.

Professione in Famiglia trova invece strano che l’attenzione dei mass media non venga rivolta con pari attenzione sui problemi sociali in cui si trova la famiglia, non come categoria di interesse ma come nucleo importante del vivere collettivo.

La non autosufficienza, la solitudine degli anziani, la cura di ausilio, il patrimonio abitativo, la trasformazione sociale della famiglia e il calo della natalità.

Questi, a nostro avviso, meriterebbero un confronto serio e approfondito di tutte le parti politiche e sociali.

Alleghiamo la nostra lettera inviata a tutte le forze politiche presenti in Parlamento per discutere sul tema.

lettera a Governo e politica nov. 2018

Alleanza contro la Povertà: «Serve una giusta risposta a chiunque viva la povertà assoluta»


L’Alleanza contro la Povertà – consapevole dell’importanza ma anche dell’insufficienza dell’attuale misura di contrasto alla povertà, il REI – chiede, in vista della legge di Bilancio e attraverso il documento allegato, di potenziare la lotta alla povertà introducendo uno strumento che sia in linea con la propria proposta, il Reddito d’inclusione Sociale (REIS).
La nuova misura dovrebbe concentrare le risorse verso le famiglie in povertà assoluta evitando d’incorrere nei seguenti rischi: attuare una “riforma della riforma”, annullando il lavoro svolto in questi ultimi anni; spostare la funzione di governo dell’intervento dai Comuni ai Centri per l’Impiego (CpI); frammentare il welfare attraverso l’adozione di misure ulteriori avulse dalle precedenti; assegnare questi interventi esclusivamente ai cittadini italiani; introdurre meccanismi che non coprano la platea secondo il criterio dell’intensità di povertà.
L’Alleanza chiede dunque: di incrementare sostanzialmente il fondo povertà, anche gradualmente nei prossimi anni, con altri 5,8 miliardi di euro; di ampliare la platea dei beneficiari della misura di sostegno al reddito in modo da raggiungere tutte le famiglie in povertà assoluta; di potenziare il beneficio economico per tali famiglie fino ad un importo medio di 400 euro; di rafforzare i Centri per l’Impiego ed i Servizi Sociali volti all’inclusione, senza disperdere le risorse a loro destinate; di coinvolgere nel nuovo processo tutti gli attori impegnati nella lotta alla povertà, sia al livello centrale che sul territorio, includendo Regioni, Comuni, Parti sociali, Terzo settore ed associazioni.
Riteniamo che solo così, concentrando sforzi ed energie di molti, si possa finalmente dotare il nostro Paese di un’adeguata misura di contrasto alla povertà assoluta capace di fornire le risposte necessarie a chiunque si trovi in tale condizione.

Le richieste dell’Alleanza contro la Povertà in Italia per la Legge di Bilancio 2019 [PDF]