Supporto psicologico in stato di emergenza COVID19

L’associazione Assomensana, con la quale abbiamo collaborato per la stipula del CCNL Servizi di ausilio familiare, ha lanciato un servizio di supporto psicologico gratuito a tutti coloro che subiscono, a vario titolo, una condizione di ansia, paure e disagi.

Un servizio importante in questo momento di emergenza che dimostral’elevato senso di sensibilità e solidarietà sociale.

Nel ringraziare Assomensana per l’iniziativa, alleghiamo il link ove si potrà approfondire la materia.

 

https://www.assomensana.it/Prevenzione/Progetti-e-sensibilizzazione-sociale/441-Servizio-di-supporto-psicologico-Assomensana/

Coronavirus e lavoro domestico

In Italia lavorano circa 900.000 domestici regolari e altrettanti in nero.

Come si deve comportare il datore di lavoro?

Quali diritti per i lavoratori?

Elenchiamo alcune domande e risposte più frequenti

Il domestico può essere sospeso dal servizio?

Il ccnl non prevede la forma di sospensione dal servizio ma solo permessi non retribuiti e periodi di ferie concordati. In caso di sospensione richiesta dal datore di lavoro, il domestico ha diritto di percepire regolarmente lo stipendio. I permessi retribuiti sono previsti solo per visite mediche. Le modalità concordate dovranno essere formalizzate per iscritto.

Nel caso in cui il datore di lavoro o sui familiari residenti nello stesso domicilio, fossero messi in quarantena, il domestico come dovrebbe essere trattato?

In questo caso anche il domestico entrerebbe in quarantena con la sospensione dal lavoro. È allo studio la possibilità che anche il periodo di quarantena venga considerato come malattia. In tal caso si precisa che i domestici non hanno indennità di malattia. Il ccnl prevede la conservazione del posto di lavoro e il pagamento dello stipendio a carico del datore di lavoro all’anzianità di servizio:

6 mesi di anzianità                 10 giorni di conservazione     8 giorni retribuiti

6/24 mesi di anzianità           45 giorni di conservazione     10 giorni retribuiti

6 mesi di anzianità                 180 giorni di conservazione   15 giorni retribuiti

Il domestico in convivenza può uscire da casa?

Si. Al lavoratore non può essere impedita l’uscita dal luogo di lavoro ma, su sua responsabilità, dovrà dimostrare che sta circolando per i motivi ammessi dal decreto sicurezza.

Nel caso in cui il domestico esca per svolgere mansioni previste dal lavoro, dovrà dimostrarlo in caso di controllo. In tal caso, il datore di lavoro dovrà rilasciare una dichiarazione al domestico in cui sia contenuto l’indirizzo del lavoro e il recapito telefonico del datore di lavoro, quello di dove si reca e la motivazione dello spostamento (es. spesa).

Qualora il domestico si trovasse in luoghi o percorsi differenti da quelli indicati, la responsabilità ricade sul medesimo.

Quali misure di sicurezza sono a carico del datore di lavoro?

La legge prevede che il datore di lavoro è responsabile della salute e la sicurezza dei lavoratori.

Nel caso di lavoro domestico è a carico del datore di lavoro dotare il domestico di tutte le precauzioni per evitare di contrarre o trasmettere il virus (mascherine, guanti e disinfettanti).

Qualora queste precauzioni non venissero adottate e il domestico contraesse il virus dimostrando di averlo contratto all’interno del posto di lavoro senza le adeguate precauzioni, il datore di lavoro potrà essere chiamato a risponderne.

Nel caso in cui il domestico manifestasse i sintomi da coronavirus o dimostrasse di aver contratto il virus nel luogo di lavoro, come ci si deve comportare?

in caso di sintomatologia occorre immediatamente avvisare il medico personale del domestico e/o quello del datore di lavoro perché vengano prese tutte le precauzioni del caso, ivi compresa la quarantena di tutti i componendi del nucleo familiare ivi presenti.

Nel caso in cui il domestico avesse contratto il virus, dimostrando la causa dal luogo di lavoro (convivenza), è nostro parere che possa rientrare tra le cause riconducibili all’infortunio sul lavoro, per il quale il domestico è coperto dall’Inail.

In forza della particolare situazione di generale sospensione dal lavoro, potrebbero venir meno le motivazioni di lavoro domestico. Come deve comportarsi un datore di lavoro?

Il consiglio che forniamo è quello di utilizzare tutti i giorni necessari di ferie maturati, concordare un periodo di permesso non retribuito o retribuito recuperabile quando finirà la situazione di emergenza.

In altri casi è possibile operare il licenziamento per giusta causa. In tal caso il domestico potrà beneficiare della disoccupazione e del periodo di preavviso che, se non lavorato, dovrà essere pagato.

Nel caso di lavoro domestico non in convivenza, come si deve comportare il datore di lavoro?

In questo caso, il domestico si troverà nella situazione di spostamento per motivi di lavoro.

Il datore di lavoro dovrà rilasciare una dichiarazione al domestico da esibire in caso di controllo.

La dichiarazione dovrà contenere il rapporto di lavoro instaurato, i giorni e l’orario previsto, l’indirizzo del luogo di lavoro e il recapito telefonico del datore di lavoro.

Quali interventi sono previsti a sostegno dei domestici e dei loro datori di lavoro?

Allo stato attuale non sono previsti interventi a sostegno del settore, così come non è prevista la sospensione dei lavori domestici.

Se il domestico non lavorasse in regola, quali sanzioni sono previste?

Oltre alle sanzioni previste contro il lavoro nero, la particolare situazione potrebbe sicuramente peggiorare la condizione per il datore di lavoro per l’inosservanza delle norme di emergenza nazionale.

Qualora il domestico svolgesse la prestazione presso ospedali o strutture residenziali, può continuare la propria prestazione?

In questi casi occorre verificare le regole della struttura e verificare le modalità e il diritto all’accesso.

Nel caso di impossibilità occorrerà definire e concordare formalmente il periodo di sospensione. In assenza di accordo dovrà essere garantita la sua retribuzione.

Il lavoratore domestico può essere assunto durante il periodo di quarantena?

Il decreto del Governo non prevede la sospensione del lavoro domestico.

Questo comporta la possibilità di assumere un domestico anche durante la quarantena.

Obbligo del datore di lavoro dotare il domestico di tutti gli accorgimenti di sicurezza (mascherina, guanti, ecc.).

Il domestico dovrà essere messo al corrente che entrerà anch’egli in quarantena.

Associazioni in Rete per Amministrazioni di Sostegno

ARAS

 

L’11 novembre 2019,  un gruppo di associazioni sociali operanti nella regione Lazio,  hanno costituito un coordinamento per rappresentare, tutelare e supportare i soggetti fragili e bisognosi di assistenza attraverso la nomina di Amministratori di sostegno.

Associazioni in Rete per Amministrazioni di Sostegno (ARAS) questo è il nome che si sono dati e che comprende anche la nostra associazione

Oggi, 13 dicembre si sono riuniti e hanno deliberato le linee programmatiche che verranno presentate alle istituzioni regionali perchè venga discussa e votata una specifica Legge regionale, così come previsto dalla Legge nazionale n.6/2004.

Gli obbiettivi che si prefigge ARAS:

  • Realizzare una rete di solidarietà formando operatori che possano supportare le famiglie attraverso sportelli di prossimità territoriale;
  • Collaborare con i Tribunali per decongestionare le pratiche sospese;
  • Aumentare i volontari non familiari e professionisti onde evitare l’eccesso di assegnazione a singoli amministratori di sostegno.
  • Rafforzare lo spirito della legge sul supporto sociale delle persone amministrate evitando la mera gestione del patrimonio.

Linee programmatiche ARAS

Meno arresti e più sicurezza nelle case di riposo

Dichiarazione di Aldo Amoretti, Presidente di Professione in Famiglia

“Gli arresti odierni ai vertici del gruppo Sereni Orizzonti (una rete nazionale di case di riposo per anziani) ci dicono di nuovo delle problematicità presenti in una parte di queste strutture dove, nel migliore dei casi si risparmia sul servizio, come già da noi denunciato anche nel convegno svolto insieme a Fipac- Confesercenti con il titolo “quelle case senza amore”.
Sarebbe bene che i gestori e le loro associazione accettassero la proposta, da noi formulata ad alcuni dei loro rappresentanti, di dare vita ad una rete-sistema di controlli organizzata insieme a chi, come noi, rappresenta le famiglie degli assistiti.
Un tale sistema permetterebbe di intervenire in tempo quando si manifestano inadeguatezze del servizio riservando alle forze dell’ordine e alla magistratura gli interventi per frodi e maltrattamenti”

 

Articoli di stampa

 

Famiglia sostituto d’imposta?

Siamo alle solite. Quando si parla di ausilio familiare si pensa solo al tasso di evasione previdenziale e fiscale e mai alla gravosità sulle famiglie per l’assistenza alla persona.

Ci si illude che attribuendo gli oneri del sostituto d’imposta sul datore di lavoro domestico si risolva il problema dell’evasione fiscale. Diventare sostituto d’imposta significa assumersi la responsabilità fiscale della lavoratrice, aggiornandosi permanentemente sulle normative tributarie e rispondendo di eventuali errori e omissioni. È quindi ovvio prevedere che crescerà a dismisura il già ampio lavoro nero o il costo del servizio, dovendosi appoggiare a commercialisti per due ore di stiratura alla settimana o qualche ora di babysitter.

Se invece si affrontasse seriamente il tema, si dovrebbe permettere alle famiglie di poter dedurre l’intero costo dell’ausilio familiare, almeno per le persone in condizione di grave fragilità e bisognose di assistenza domiciliare.

Così facendo, la famiglia avrebbe l’interesse a regolarizzare la badante, facendo emergere il lavoro nero. Resta il problema dell’evasione fiscale.

La normativa prevede che la lavoratrice dichiari annualmente i propri redditi. Moltissime non lo effettuano divenendo evasori. Stabilire che tali servizi possano essere portati a deduzione fiscale solo se acquistati tramite imprese autorizzate e specializzate, garantirebbe il prelievo previdenziale e fiscale alla fonte e un servizio qualificato attraverso un piano di assistenza personalizzato.

È quindi plausibile supporre che non se ne faccia nulla e si perda l’ennesima occasione per riformare il settore. Non ci vuole molta intelligenza per elaborare una politica di settore, sarebbe sufficiente la volontà politica.