Assistenza di ausilio – Riformare il settore

La pandemia Covid19 e le varie fasi di contrasto hanno stravolto i nostri stili di vita, cambiato radicalmente le gerarchie delle priorità e modificato la percezione della salute e dell’assistenza socio-sanitaria.

Il nucleo familiare ha giocato un ruolo fondamentale di solidarietà e di tenuta sociale e sanitaria.

Moltissimi di noi hanno vissuto la vicinanza drammatica dei decessi di persone care o semplicemente conosciute, ricoveri e quarantene e stravolto il proprio lavoro e la fonte di reddito.

Tutto questo sta lentamente rientrando nella “normalità” anche se rimane alta la soglia di guardia per una potenziale ripresa epidemica.

Mettendo la lente di ingrandimento sul settore dell’assistenza di ausilio familiare, si è registrato un forte calo nella prima e seconda fase pandemica, mettendo in evidenza nazionale l’importanza del lavoro domestico e quello di migliaia di operatori d’aiuto chiamati a garantire la continuità assistenziale soprattutto alle persone non autosufficienti in solitudine.

Le stesse strutture residenziali per anziani hanno dovuto gestire situazioni di emergenza mai ipotizzate e messo a dura prova il grado di efficacia assistenziale e la tutela del personale impegnato.

Il sistema sanitario, impreparato per gestire fenomeni pandemici di tale portata, si dovrà riformare profondamente per non essere preso in contropiede qualora, disgraziatamente, si dovessero ripetere analoghe situazioni. Tra le soluzioni previste saranno rafforzati i livelli di decongestionamento delle strutture ospedaliere con il rafforzamento di presidi locali e con la domiciliarità sanitaria e la stessa degenza ospedaliera sarà più contenuta nel tempo con dimissioni protette.

Parallelamente, la paura di contagio, ha ridotto drasticamente il numero di lavoratrici che svolgevano attività di assistenza in convivenza, al punto che lo stesso Governo ha previsto una sanatoria delle persone senza regolare permesso di soggiorno per garantire la ripresa della domanda di assistenza domestica.

Tutto questo ha già modificato la domanda assistenziale e la fornitura dei servizi di ausilio familiare.

Le famiglie cercheranno servizi più sicuri e personale qualificato, chiederanno servizi di supporto correlato all’assistenza, dovranno organizzarsi per gestire l’eventuale cura  domiciliare nei tempi non strettamente destinati all’intervento sanitario. Il fenomeno avrà sicuramente una dimensione di vaste proporzioni che non potranno essere garantire totalmente dal sistema pubblico e che ricadranno pesantemente sulla sfera familiare, sia in termini di impegno personale che in costi da sostenere.

Ecco quindi che dovranno essere messe in rete tutte le forze in campo e coordinate allo scopo di garantire l’efficienza di tutela socio-sanitaria sul territorio.

Riqualificare il settore dei servizi di ausilio familiare è quindi prioritario. Non potremo permetterci di risolvere i problemi con personale dequalificato, senza supporto e con il semplice passaparola. Questo lo può garantire esclusivamente una struttura organizzata come una cooperativa sociale, la quale ha già nel proprio modello organizzativo e nella propria missione le competenze adeguate allo scopo.

Permettere alle famiglie di poter beneficiare di apposito bonus assistenziale emesso dallo Stato e gestito dai Comuni per far fronte alle spese di ausilio familiare è altrettanto determinante, onde evitare dimissioni di massa al femminile per garantire l’assistenza dei propri cari.

Assicurare che gli enti locali assolvano appieno la funzione di coordinamento tra gli interventi sanitari, sociali e assistenziali. Una cabina di regia in grado di coordinare al meglio tutti i servizi e le forme di volontariato presenti sul territorio che sicuramente potrà essere un modello efficace anche per le situazioni non emergenziali.

Professione in Famiglia si farà carico di portare a qualsiasi livello istituzionale queste proposte, stimolando le imprese del settore ad elevare la qualità dell’offerta di servizi assistenziali.

Il Decreto Rilancio e la commozione di Bellanova

Ieri, il Governo a emanato il Decreto Rilancio per sostenere la ripresa produttiva, allungare e ampliare le forme di aiuto a lavoratori, piccoli imprenditori e famiglie e rafforzare il sistema sanitario in una malaugurata previsione di ripresa dei contagi.

Per le famiglie si rafforza e si proroga il congedo parentale, parallelamente al Bonus Baby sitting che si allarga ad altre forma di cura per l’infanzia.

Su questo argomento la nostra associazione ha richiesto che tale Bonus possa essere speso anche verso le imprese che forniscono servizi di cura per l’infanzia e che le procedure per coprire le spese della babysitter siano più snelle e superino i passaggi complessi del Libretto Famiglia.

Parallelamente si richiede che venga istituito un Bonus anche per l’ausilio familiare per la cura dei soggetti non più autosufficienti.

Nel Decreto  si è risolto temporaneamente anche il problema della regolarizzazione dei permessi di soggiorno per stranieri sprovvisti ma presenti massicciamente nel mondo del lavoro, in particolare nell’agricoltura, zootecnia e domestico.

Un passaggio delicato perché doveva coniugare gli aspetti sanitari con quelli economici e penali.

Sanitari per garantire il diritto all’assistenza anche per costoro ed evitare la diffusione incontrollata del virus. Economici perché il blocco dei flussi stranieri e l’urgenza dei raccolti non trovava la manodopera sufficiente sul mercato del lavoro interno ma una vasta platea di irregolari disponibili. Penali perché i datori di lavoro che facevano lavorare gli irregolari erano soggetti a sanzioni penali.

La soluzione trovata ha garantito il giusto equilibrio dei tre aspetti.

I datori di lavoro potranno fare emergere gli occupati irregolari con una penale amministrativa di € 400 a persona ma solo per coloro che non siano stati condannati per caporalato.

L’irregolare potrà richiedere un permesso di soggiorno di 6 mesi dimostrando la sua presenza sul territorio italiano prima del 20 marzo 2020, pagando € 160 per spese amministrative.

Tale permesso potrà servire per ricevere aiuti sanitari e ricercare lavoro regolare.

Questo permetterà alle imprese di soddisfare il fabbisogno di manodopera e alle famiglie di trovare l’assistenza domestica con maggiore facilità e regolarità.

La Ministra Bellanova, ha presentato con evidente commozione il risultato ottenuto per la sua storia personale di bracciante agricola, ponendo l’enfasi al contrasto del caporalato e sfruttamento in cui venivano sottoposti migliaia di stranieri.

Professione in Famiglia saluta favorevolmente la soluzione trovata, non solo perché sin dalla sua nascita ha inteso contrastare tutte le forme di irregolarità e sfruttamento ma anche perché è la prima volta che viene posto il problema del welfare familiare e le sue contraddizioni al pubblico dibattito.

Centinaia sono i casi di sfruttamento e caporalato anche nel settore domestico, accompagnato da truffe ai danni delle famiglie.

Prima del lockdown, sono rientrati dall’Italia in Romania oltre 100.000 rumeni, svuotando le nostre case e lasciando senza assistenza i nostri familiari.

Oggi, con la ripresa lavorativa si riscontrano evidenti difficoltà nel reperire personale domestico.

Anche la denuncia di Bellanova verso false cooperative sociali che sfruttano le badanti ha fatto sobbalzare sulla sedia molti di noi ma non è un attacco alla forma societaria che veniva indirizzata l’accusa, quanto all’assenza di attenzione verso tale fenomeno che coinvolge caporalato negli ospedali per l’assistenza notturna, associazioni strumentali che forniscono servizi assistenziale facendoli passare come mutualità associativa, organizzazioni etniche che organizzano tratte migratorie finalizzate allo sfruttamento.

Da parte nostra abbiamo fornito alle cooperative sociali uno strumento contrattuale che permette di assumere regolarmente queste persone. Lo abbiamo fatto nel totale disinteresse delle parti sociali preposte a regolare la materia e che magari oggi chiederanno maggiori interventi o si sentiranno chiamati in causa.

È il classico sasso nella piccionaia che speriamo obblighi tutti noi a prestare maggiore attenzione al settore.

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BABY SITTING -Riformare il settore

Sembra che dopo il 18 maggio l’Italia riparta appieno, ma con tutte le precauzioni sul distanziamento sociale. Impostazione sicuramente condivisibile sotto il profilo sanitario ma complicatissima sotto quello organizzativo. Tantè che da qualche parte si dovrà pure iniziare senza dare l’impressione che il virus non esista più.

I vari decreti hanno affrontato il tema del baby sitting e, con la Fase 2, i genitori rientrano al lavoro, i figli minori rimangono a casa perché le scuole sono chiuse e i nonni vivono il distanziamento sociale per il rischio di contagio.

È la prima volta che il tema del babysitteraggio entra nel dibattito generale, così come lo è stato per colf e badanti.

Forse sarebbe il momento giusto per riformare il settore di ausilio familiare in modo strutturale, risolvendo due peculiarità negative, tutte italiane, del lavoro nero e della cura della persona tramite lavoratori domestici occasionali e poco professionalizzati.

È da oltre un decennio che giacciono in Parlamento proposte di legge in materia, ma mai arrivate neppure in Commissione.

Le proposte appaiono tutte di buon senso e si basano prevalentemente sull’aiuto fiscale verso le famiglie che si trovano in oggettiva necessità assistenziale.

Vincolando l’aiuto fiscale alla regolarità del servizio ricevuto, si annullerebbe alla radice il tacito accordo tra datore di lavoro e il domestico all’evasione previdenziale e fiscale.

Noi aggiungeremmo un ulteriore elemento per perfezionare il sistema.

Quello di aumentare la defiscalizzazione alle famiglie se acquistassero il servizio d’ausilio tramite imprese specializzate.

Oltre a godere di specifiche competenze in grado di pianificare il servizio e di selezionare e formare gli operatori, si avrebbe la certezza che i contributi previdenziali e fiscali siano effettivamente versati, generando un circolo virtuoso in grado di portare in pareggio i costi per lo Stato.

In attesa che ciò avvenga, poniamo l’attenzione sul decreto in discussione al Governo per il Baby sitting.

I provvedimenti prevedono la possibilità per i genitori di optare tra congedi parentali e bonus per il pagamento della baby sitter.

Questa potrebbe essere l’occasione per allargare il bonus anche per servizi di baby sitting acquistati tramite imprese che emetteranno regolare fattura come prova tangibile del servizio.

L’accesso al Bonus dovrebbe passare attraverso l’autocertificazione con presentazione documentale entro tre mesi. Questo permetterebbe di ricevere il bonus nell’immediato e una documentazione più semplice da esaminare.

Il passaggio tramite il Libretto Famiglia è da tutti giudicato inadatto e complicato.

È probabile che, l’assenza di baby sitter obblighi molte mamme a rinunciare al lavoro o a chiedere lunghi permessi non retribuiti per garantire l’assistenza dei minori in famiglia.

Vorremmo evitare che ciò avvenga mettendo a disposizione delle famiglie tutte le possibili soluzioni utili allo scopo.

Sanatoria e assistenza di ausilio familiare

Dal braccio di ferro tra Crimi e Bellanova sembra averla spuntata la Ministra di Italia Viva.

Sinceramente avremmo preferito evitare di assistere ad uno scontro su un argomento ovvio di regolarizzazione di extracomunitari da anni senza permesso di soggiorno ma presenti massicciamente nel mercato nero.

I media si sono soffermati soprattutto sulle motivazioni economiche della sanatoria (ovvie anche quelle) tralasciando l’importanza sanitaria e di contenimento del Covid19.

Se il provvedimento venisse formalizzato, queste persone potranno rivolgersi alle strutture sanitarie qualora riscontrassero sintomi da virus e ricevere le adeguate cure. Non sarebbero più costretti a nascondersi o andare al pronto soccorso solo nei casi estremi.

Una decisione di civiltà quindi, ma facciamo attenzione che se il permesso di soggiorno fosse limitato a 4 mesi, alla sua scadenza si ritornerebbe alla clandestinità oppure, se la sanatoria dovesse passare attraverso l’autodenuncia dei datori di lavoro, nessuno emergerebbe.

L’impatto mediatico sul fabbisogno di manodopera nel settore agricolo ha una rilevanza di urgenza, non solo per evitare che il 40% del raccolto venga lasciato a marcire nei campi ma anche perchè quel poco raccolto impenni i costi nei supermercati o generi l’assenza degli stessi prodotti.

Il provvedimento coinvolge anche il lavoro domestico.

Circa 100.000 comunitari sono immediatamente rientrati nel Paese d’origine a fine gennaio e molti di questi erano lavoratrici domestiche. La fase 2 richiederà l’intervento di babysitter in quantità superiore a quanto il mercato possa offrire, il rientro al lavoro comporterà la ripresa di servizi di assistenza domiciliare, soprattutto nella fase di convalescenza post ricovero C19. Inoltre bisogna già pensare alla stagione invernale per gestire il possibile, quanto malaugurato, ritorno del virus.

Senza l’apporto di personale adeguatamente formato, sarà tutto più difficile e, l’intervento pubblico di assistenza domiciliare riuscirà solo a garantire parzialmente l’aspetto socio-sanitario ma non quello di ausilio.

La sanatoria fine a sé stessa quindi non basterà se non inserita in un contesto di programmazione territoriale in grado di coordinare tutti gli aspetti assistenziali.

Le cosiddette badanti, se lasciate da sole, non potranno garantire adeguate assistenze né la collaborazione con gli enti preposti.

Si tratta quindi di legare la sanatoria con un percorso formativo vincolante che canalizzi il lavoro verso le imprese che forniscono questo tipo di servizi e che il relativo costo per le famiglie, possa essere portato interamente a detrazione fiscale o con un voucher dedicato da spendere in queste aziende (come avviene da decenni in Francia).

Sarà quindi l’occasione per una profonda riforma dell’assistenza di ausilio familiare, recuperando il colpevole ritardo italiano di aver abdicato la cura della persona al lavoro domestico.

Bruno Perin

Vice presidente Professione in Famiglia