Un CCNL per il settore di ausilio familiare

il 12 settembre, il Comitato Direttivo allargato alle imprese e famiglie, ha approvato il nuovo Statuto e cooptato nell’organismo Stefano Pozzo di Padova e Fabrizio Cucchi di Roma.

L’organismo ha anche approvato le linee guida per il rinnovo dell’accordo sindacale che regolamenta il rapporto di cococo per gli Operatori d’aiuto, trasformandolo in Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per l’intero settore dell’assistenza di ausilio Familiare.

La relazione del vice Presidente Bruno Perin si è soffermata sul grado di applicazione dell’accordo firmato nel 2016 e applicato da oltre 140 imprese, assunto oltre 3.000 operatori e fornito annualmente più di 5.000 servizi alle famiglie.

Un risultato che si è affermato nella realtà sociale con una nuova figura professionale per garantire una assistenza domiciliare qualificata.

Forti dei risultati ottenuti e consapevoli degli sforzi che dovranno essere fatti nel futuro, la prospettiva è quella di regolamentare un CCNL per il settore di ausilio familiare che racchiuda insieme agli operatori d’aiuto anche le Tagesmutter, i Procuratori d’aiuto, le badanti, le babysitter e gli istitutori scolastici.

L’associazione ritiene altresì di regolamentare i “contratti alla pari” tra le famiglie ospitanti studenti stranieri per motivi culturali e scolastici. Consapevoli che non si tratta di un rapporto di lavoro, i contratti alla pari necessitano di norme più chiare che regolamentino il regime di ospitalità, onde evitare contenziosi riconducibili al lavoro domestico camuffato e lo sfruttamento indebito dei giovani studenti.

Le linee guida contrattuali verranno presentate al sindacato e alle varie controparti come quella degli studenti e associazioni professionali specifiche, nonché alle associazioni dei disabili, non autosufficienti e sindacati pensionati, particolarmente interessati nella ricerca di assistenza di ausilio.

Riportiamo sinteticamente alcuni temi che saranno oggetto di confronto col sindacato nelle prossime settimane:

Il ccnl dovrebbe essere composto da:

  • una premessa generale,
  • considerazioni di riferimento giuridico,
  • una Parte generale che regolamenta le parti in comune di tutti i soggetti coinvolti nel contratto.
  • un capitolo dedicato ai rapporti in cococo nelle imprese
  • un capitolo dedicato ai rapporti di lavoro subordinato nelle famiglie
  • un capitolo dedicato ai contratti alla pari.

Una parte importante dovrebbe essere dedicata alla formazione di tutti i soggetti coinvolti attraverso l’ente bilaterale di settore (datori di lavoro, lavoratori e clienti beneficiari dell’assistenza).

Una formazione che costituisca un bacino territoriale adeguatamente formato per essere indirizzato alle imprese e famiglie e che incrementi le opportunità occupazionali.

Si ritiene che il contratto definisca comportamenti tendenti a prevenire la sindrome di Burnout , particolarmente diffuso nel settore, che misuri il rating reputazionale per un rapporto più consapevole e che definisca con maggiore precisione i vari profili professionali.

La rivalutazione dei vari compensi dovrà tenere in considerazione l’orientamento dell’attuale Governo sul salario minimo garantito, della sua applicazione erga omnes e delle regole di misurazione nella rappresentatività. PF considera di fondamentale importanza la possibilità di permettere alle famiglie di poter defiscalizzare l’intero costo di ausilio familiare, condizione fondamentale per riconoscere una adeguata remunerazione degli OdA senza pesare eccessivamente sulle imprese e sugli utenti finali.

Verranno valutati col sindacato le opzioni per trasformare gli aumenti remunerativi dei cococo attraverso il welfare aziendale in forma collettiva. Ciò permetterebbe di poter spendere l’intero beneficio economico attraverso voucher dedicati evitando il prelievo fiscale e previdenziale sia per i collaboratori che per le imprese.

Il dibattito ha fatto rilevare la forte preoccupazione riferita alla difficoltà nella ricerca di personale, sia come operatore che come badante. Le cause possono essere riconducibili soprattutto dalle norme di legge in vigore che bloccano i flussi migratori extracomunitari e della condizione di clandestinità che impedisce la corretta assunzione.

Nel dibattito è intervenuto anche il Presidente nazionale di AGCI, Brenno Begani, a cui PF aderisce in qualità di associazione.

Begani non si è limitato ai semplici saluti formali ma si è soffermato sul ruolo sociale svolto dalle imprese del settore e sulla necessità di svolgere una battaglia comune per la tutela dei soggetti più deboli dalla società. Ha infine fornito il sostegno dell’AGCI nell’azione contrattuale impegnandosi nel creare un dipartimento specifico delle cooperative sociali, fornitrici di servizi privati di assistenza domiciliare.

Nelle prossime settimane verranno presi contatti con il sindacato per definire il calendario delle trattative, parallelamente nei primi di ottobre verranno svolte due riunioni interregionali a Milano e a Bologna delle imprese associate al fine di poter approfondire i temi del contratto.

La delegazione trattante è così costituita:

Per la struttura nazionale

Aldo Amoretti (Presidente)

Bruno Perin (vice Presidente)

Ornella Balzani (responsabile sindacale)

Lorenzo Miazzo (esperto giuslavorista)

Per le imprese

Sarah Chiusano

Stefano Pozzo

Per le famiglie

Lino Busà (FIPAC)

Giorgio Mattarozzi (Casa Base)

Rinnovato dopo sette anni il ccnl del settore cooperative sociali

Il 28 marzo è stato sottoscritto il contratto nazionale delle cooperative sociali.

Sicuramente una buona notizia dopo 7 anni dall’ultimo rinnovo e nonostante la crisi economica che ha colpito anche il settore delle cooperative sociali.

Una lunghissima trattativa che ha dovuto tenere in considerazione non solo le esigenze dei lavoratori e delle imprese ma soprattutto la garanzia di continuità dei servizi di assistenza forniti dalle cooperative sociali per le persone deboli e non autosufficienti.

Professione in Famiglia esprime un giudizio positivo sull’esito della trattativa, precisando che l’Accordo sindacale che regolamenta i cococo nel settore permane nella sua validità applicativa e scade il 31 dicembre di quest’anno.

Link AGCI  sul rinnovo ccnl : https://www.agci.it/comunicazioni/agci-stanotte-firmato-l%E2%80%99accordo-di-rinnovo-del-ccnl-delle-cooperative-sociali

Aumento dei salari e dei contributi per i lavoratori domestici

Le Parti sociali, rappresentanti i datori di lavoro domestico e i sindacati hanno sottoscritto di fronte al Ministero del Lavoro i nuovi minimi retributivi dei lavoratori domestici e l’Inps ha recentemente adeguato i minimi contributivi.

Nuova contribuzione Inps dovuta dal 1 gennaio 2019

La contribuzione di base dovuta è stata individuata con riferimento alla retribuzione orario effettiva, come segue:
– fino a 8,06 euro: retribuzione convenzionale pari a 7,13 euro, contributo orario pari a 1,42 euro;
– da 8,06 a 9,81 euro: retribuzione convenzionale pari a 8,06 euro, contributo orario pari a 1,61 euro;
– oltre 9,81 euro: retribuzione convenzionale pari a 9,81 euro, contributo orario pari a 1,96 euro;
– in caso di orario di lavoro superiore a 24 ore settimanali:  contributo orario pari a 1,04 euro;
Per il rapporto di lavoro a tempo determinato continua ad applicarsi il contributo addizionale, a carico del datore di lavoro, pari all’1,40% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali (retribuzione convenzionale). Tale contributo non si applica ai lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti.

Nuove retribuzioni dovute dal 1 gennaio 2019

Livello retr. Oraria retr. Mensile
A 4,62             636,20
A Super 5,45             751,88
B 5,78             809,71
B Super 6,13             867,55
C 6,47             925,40
C Super 6,82             983,22
D 7,87          1.327,76
D Super 8,21          1.385,60
          mese
assistenza notturna B Super                997,67
dalle 20 alle 08 C Super          1.130,70
D Super          1.396,77
presenza notturna             668,01
dalle 21 alle 08
giorno
pasto 1,96
cena 1,96
alloggio 1,69
totale 5,61

Definito il profilo dell’operatore d’aiuto

Oggi, le parti sociali firmatarie dell’accordo sindacale nazionale che ha regolamentato la figura dell’operatore d’aiuto, hanno sottoscritto con maggiore precisione il profilo professionale di questa professione, ormai divenuta una realtà adottata da un centinaio di imprese, contrattualizzato 2.500 operatori e fornito più di 6.000 servizi domiciliari.

L’accordo fotografa una consuetudine adottata alla quasi totalità delle imprese, integrandola con funzioni di utilità sociale come la capacità di interazione con l’assistito, i suoi familiari e il contesto sociale, la qualificazione di approccio verso soggetti affetti da particolari patologie psico-sanitarie e fornitore di utili informazioni contro gli infortuni e incidenti domestici.

Professione in Famiglia, UNAI e UIL FPL hanno dichiarato la loro soddisfazione per aver aggiunto un importante tassello normativo teso a migliorare la qualità del servizio sociale di ausilio familiare e la crescita professionale degli operatori d’aiuto e delle imprese del settore.

Profilo Operatore d’aiuto

Si allega link giornalistico sull’operatore d’aiuto

Cosa si rischia con il lavoro nero domestico ?

Abbiamo più volte pubblicato i rischi che incorre la famiglia nell’assumere una domestica in nero.

I dati dell’ISTAT confermano l’incremento di tale fenomeno e parallelamente aumentano i contenziosi giudiziari tra la domestica e la famiglia.

Riteniamo quindi opportuno ricordare a tutti i rischi che si può incorrere in tale eventualità.

  • Assunzione della domestica: anche la colf e la donna delle pulizie sono lavoratori dipendenti a tutti gli effetti, anche se si possono licenziare senza bisogno di giusta causa.
  • Uno dei settori dove il nero è più diffuso è dentro le mura di casa: la donna di servizio – spesso chiamata colf – è certamente una delle figure lavorative meno regolarizzate che ci siano (il 40% lavora in nero). Complice, da un lato, l’errato timore di vincolarsi a un contratto e a specifiche condizioni per poterla mandare via, e dall’altro lato, la richiesta della stessa domestica di non essere regolarizzata, per beneficiare di un compenso non soggetto a tassazione.

Tuttavia, chi assume una domestica in nero corre più di un rischio. Vediamo quale.

Domestica in nero: sanzioni amministrative e penali

  • Chi assume una collaboratrice domestica è, a tutti gli effetti, un datore di lavoro, anche se non si tratta di un imprenditore ma di una semplice persona. Il rapporto che si instaura con la collaboratrice non regolarizzata è, comunque, un rapporto di lavoro subordinato. Ne consegue che chi non comunica l’assunzione della donna delle pulizie al Centro per l’Impiego rischia una sanzione amministrativa particolarmente salata (da 200 a 500 euro).

A questa sanzione si aggiungono poi quelle per:

  • mancata iscrizione del lavoratore all’Inps, il datore di lavoro rischia una sanzione che va da 1.500 euro a 12.000 euro per ciascun lavoratore “in nero”, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo;
  • omesso versamento dei contributi: qui le sanzioni possono arrivare al 30% su base annua. Il calcolo viene fatto sull’importo dei contributi evasi, con un massimo del 60% e un minimo di 3.000 euro, a prescindere dalla durata del rapporto di lavoro (quindi, anche se la collaborazione è durata qualche mese).
  • Se poi la colf è extracomunitaria senza permesso di soggiorno, si passa dalle sanzioni amministrative a quelle penali: multa fino a 5.000 euro e reclusione da 6 mesi a 3 anni .

A torto si crede di poter evitare le sanzioni dichiarando, in caso di controlli, che la donna delle pulizie ha effettuato i lavori a titolo di amicizia. In realtà, ciò diventa poco credibile quando il lavoro è continuativo – non necessariamente giornaliero – e crea una stabilità del rapporto tra le parti.

Contestazioni della domestica

  • Un ulteriore rischio che si corre nel non «denunciare» la domestica è che quest’ultima, una volta licenziata, possa decidere di fare causa al proprio datore di lavoro richiedendo differenze retributive e il pagamento dei contributi. Un esempio servirà a farci comprendere meglio il problema.

Chi paga la domestica lo fa, spesso, al termine della giornata lavorativa o alla fine della settimana o del mese. Ma vi provvede sempre facendo ricorso ai contanti, proprio per evitare il rischio di accertamenti (sia per l’una che per l’altra parte) e per non lasciare tracce. Ma è proprio questo comportamento che “incastra” il datore di lavoro. Un giorno, infatti, qualora la domestica dovesse sostenere di non essere mai stata pagata, non ci saranno prove per dimostrare il contrario: prove come quietanze e ricevute di pagamenti, bonifici, assegni o altri pagamenti tracciabili. In pratica, il datore di lavoro – dinanzi l’inoppugnabile prova che la collaboratrice ha prestato servizio per qualche mese o per anni (prova raggiunta facilmente anche solo con qualche testimone) – non avrà possibilità di dimostrare di averla mai pagata. E sarà così costretto a pagarle gli arretrati degli ultimi cinque anni (a tanto ammonta la prescrizione dei crediti di lavoro dipendente). Oltre, ovviamente, ai contributi.

Il consiglio che diamo come associazione è quindi di sempre regolarizzare il domestico, principalmente per una questione di giustizia ma anche di utilità.

I nostri uffici sono a vostra disposizione per aiutarvi nel disbrigo delle procedure amministrative.

servizi@professioneinfamiglia.it