Intervista a Bruno Perin sul rinnovo del CCNL Domestico

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Intervista a Bruno Perin, vice presidente di Professione in Famiglia, sul ccnl nel lavoro domestico.

Dopo quasi 4 anni di negoziati,  è stato sottoscritto il contratto nazionale del lavoro domestico. Quali sono le valutazioni di Professione in Famiglia, in quanto rappresentante di datori di lavoro domestici?

Occorre precisare che il contratto firmato è, tra i tanti depositati al CNEL, quello maggiormente rappresentativo nel settore, quindi assume una particolare importanza di riferimento per i datori di lavoro e per i lavoratori.

Ci aspettavamo sinceramente una normativa in grado di cogliere maggiormente le evoluzioni del settore e le peculiarità determinatesi con l’epidemia ma purtroppo siamo stati delusi.

Può essere più specifico?

Innanzitutto ci saremmo aspettati un esplicito impegno congiunto verso il Parlamento per contrastare la piaga del lavoro nero attraverso la totale defiscalizzazione del lavoro domestico per le famiglie, almeno per la cura di soggetti non più autosufficienti, una normativa più flessibile per il part time in regime di convivenza e una semplificazione della retribuzione conglobata con gli istituti indiretti e differiti. Infine, il lockdown, ha generato migliaia di licenziamenti nel settore proprio per l’assenza dell’istituto contrattuale della “sospensione”.

Quindi voi sostenete che il rinnovo si è limitato alla manutenzione ordinaria del contratto?

Nella sostanza si, con una lievitazione dei costi per le famiglie che sinceramente non troviamo giustificati.

Ci può fare degli esempi?

Le 40 o 64 ore di permessi retribuiti per la partecipazione ai corsi formativi dopo 6 mesi di lavoro mi paiono anacronistici per l’oggettiva difficoltà di frequentazione se non in periodi di disoccupazione.  

Mi sarebbe piaciuta una normativa che agevolasse la formazione a distanza, più adatta al settore, con il diritto allo studio durante l’orario di lavoro.

La soluzione trovata rischia di non essere applicata o addirittura potrebbe generarne l’uso strumentale.

Inoltre, l’accesso al livello D super è subordinato giustamente all’acquisizione di specifici attestati formativi ma con la soglia minima vincolante di 500 ore, penso non trovi nessuno interessato o incentivato se non per coloro che hanno già una qualifica di OSS o ASA.

I contributi per l’assistenza contrattuale vengono raddoppiati. Nulla in contrario che si rafforzino gli istituti mutualistici ma non se ne capisce la destinazione.

Non essendo pubblici i bilanci dei tre enti bilaterali, non posso esprimere un parere di merito ma suppongo che sussistevano già oggi tutte le condizioni per migliorare le prestazioni ai lavoratori e inserire quelle per le famiglie, senza dover raddoppiare il contributo. È un semplice problema di trasparenza e di indirizzo.

Ho anche qualche dubbio sulla nuova declaratoria dell’educatore.

Se si trattasse di una figura finalizzata al recupero scolastico o di cultura generale sarebbe coerente con il settore domestico ma, attribuire a costoro l’inserimento o reinserimento sociale per persone affette da disabilità psichica o con disturbi di apprendimento o relazionali, le competenze dovrebbero essere di livello decisamente elevato e soprattutto coordinate con la supervisione di istituti scolastici o sanitari. Approfondirò.

Non salva nulla di questo contratto?

Tutt’altro. Sono convinto dell’importanza sociale dei contratti collettivi e, vedere rinnovato un ccnl, è sempre una cosa positiva in sé.

L’aver regolamentato i diritti nei casi di violenza e molestie per entrambe i soggetti e previsto congedi per le donne vittime di violenza di genere sono norme di civiltà.

Spero che non abbiano abbandonato una giusta battaglia di dignità assistenziale per il riconoscimento dell’indennità di malattia ai lavoratori del settore, unici a non averla.

Certo che c’è ancora molto lavoro da fare per elevare a dignità professionale il settore e riconoscere i servizi d’ausilio come essenziali per milioni di famiglie.

Ci aspettiamo che le parti sociali utilizzino questi due anni che li separano dal rinnovo per osservare con maggiore attenzione l’evolversi del settore, ad esempio, l’Osservatorio nazionale di DOMINA è sicuramente un valido contributo di analisi.

La risposta che noi abbiamo dato è stata quella di un contratto che coinvolgesse tutte le professioni dedicate all’ausilio familiare e sta riscontrando un notevole interesse.

Per quanto ci riguarda siamo a riconfermare la nostra disponibilità al confronto, superando inutili primogeniture di rappresentatività in un settore così polverizzato.

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