Incontro di verifica contrattuale per l’operatore d’aiuto

Il 9 febbraio si è svolto  un incontro tra le parti sociali per  un primo esame dopo la firma dell’accordo sindacale del 28 novembre scorso.

Il confronto ha giudicato positivo l’impatto del testo contrattuale nel settore, sia sul fronte delle imprese che lo hanno adottato assumendo regolarmente centinaia di operatori d’aiuto, sia per le famiglie che stanno conoscendo una alternativa affidabile al lavoro domestico di assistenza.

Sul merito del testo contrattuale si è concordato lo slittamento al 31 luglio 2017 della norma transitoria relativa  all’art. 5 ( Determinazione del corrispettivo e corresponsione) . Ciò significa che tutte le imprese o enti che si sono iscritte/i a Professione in Famiglia e ad UNAI dopo il 28 novembre o intendono farlo entro il 31/7/2016, saranno esentate dal vincolo di ratifica sindacale per l’applicazione dei valori forfettari giornalieri e mensili.

Entro il mese di giugno verrà definito il percorso di ratifica esaminando la possibilità di accordi che coinvolgano i territori regionali, ciò al fine di rendere omogenea l’applicazione delle norme evitando disparità di trattamento tra le imprese e per le famiglie utilizzatrici. In tali contesti potranno essere coinvolti gli enti locali perché possano valutare la possibilità di utilizzo del servizio di assistenza.

Accordo proroga norma transitoria art.5

NUOVO ACCORDO SINDACALE PER GLI OPERATORI D’AIUTO

BBBBB

 

 

 

Oggi, lunedì 28 novembre è stato sottoscritto un nuovo accordo sindacale nazionale che regolamenta le collaborazioni coordinate e continuative per gli operatori d’aiuto.

L’intesa è stata sottoscritta con il sindacato UIL Federazione Poteri Locali, tra i firmatari del contratto nazionale delle cooperative sociali e dei settori collaterali di assistenza socio sanitaria.

L’accordo integra alcuni aspetti significativi del precedente contratto.

In particolare:

  • il regime retributivo giornaliero e mensile
  • la prestazione del servizio in convivenza
  • la costituzione di un ente bilaterale
  • la stabilizzazione occupazionale

L’aver regolamentato i valori forfettari giornalieri e mensili, permette di rispondere al meglio alla fortissima domanda di assistenza prolungata proveniente dalle famiglie e aumenta le occasioni di lavoro degli operatori d’aiuto e il relativo reddito.

Per tali condizioni è stato regolamentato anche il regime di convivenza presso l’abitazione dell’assistito e le relative condizioni di vitto e alloggio e gli aspetti di cambio temporaneo del domicilio.

La novità assoluta in ambito alle forme mutualistiche regolamentate bilateralmente tra lavoratori e imprese nei vari contratti collettivi è la previsione di fornire prestazioni anche alle famiglie/clienti.

Per la prima volta si permette ai soggetti che beneficiano dei servizi di assistenza di entrare nel sistema contrattuale, beneficiando di servizi e convenzioni.

Tutto ciò è stato possibile per le peculiarità del settore ma anche per il ruolo di rappresentanza che Professione in Famiglia ha avuto nella negoziazione e nella stesura del contratto.

Il punto di maggiore interesse per i lavoratori è la stabilizzazione occupazionale.

L’accordo prevede il diritto di precedenza per gli operatori d’aiuto che abbiano avuto un rapporto di collaborazione di almeno due anni in azienda , per accedere nell’organico dell’impresa come lavoro stabile.

In sostanza, qualora l’azienda dovesse sostituire o incrementare l’organico, dovrà preventivamente chiedere la disponibilità all’operatore d’aiuto permettendole di accedere a corsi professionali di specializzazione.

L’accordo prevede infine specifici momenti di confronto aziendale, interaziondale e/o territoriale per il perfezionamento applicativo dell’accordo.

 

Operatori d’aiuto – Diritti e doveri per le imprese

Dopo il significativo interesse delle imprese che forniscono servizi di assistenza alla persona, rispetto all’accordo sindacale che regolamenta le co.co.co. per gli operatori d’aiuto, ci pervengono diverse richieste di chiarimento sui contenuti dell’accordo e sulle procedure da seguire per organizzare il servizio alle famiglie.

In particolare gli aspetti formali di come regolare il rapporto con tali figure che, con la deliberazione della Commissione Paritetica Nazionale, è stato formulato un testo base certificando la corretta applicazione delle norme che costituiscono l’accordo sindacale.

Altro quesito è relativo al diritto/dovere di applicare l’accordo.

 La materia è regolata dal Codice Civile attraverso la forma della “ delega alla rappresentanza”.

Ogni azienda ha la libera facoltà di applicare un qualsiasi contratto collettivo nazionale di lavoro, unico vincolo è quello di versare i contributi previdenziali sulla base di una griglia predisposta dall’Inps. In sostanza, una azienda meccanica può applicare il ccnl agricolo  ma dovrà pagare i contributi previsti per il settore meccanico.

Questi casi sono ovviamente molto rari e concentrati prevalentemente nel settore del terziario, ove i confini merceologici possono essere interpretabili.

Tali norme generali valgono quando si tratta appunto di ccnl, cosa diversa per gli accordi che regolano specifiche figure professionali o materie non previste nel ccnl applicato in azienda, proprio come il caso degli operatori d’aiuto.

In tale circostanza, la stipula dell’accordo sindacale avviene per esplicito mandato di aziende aderenti o che aderiranno all’associazione datoriale ( Professione in Famiglia e UNAI).

Questo non è da considerarsi un obbligo associativo che, in Italia è libero. La non adesione lascia quindi libera l’azienda di applicare gli accordi sindacali.

La normativa del jobs act, prevede però che possono essere regolamentate le collaborazioni coordinate e continuative solo attraverso accordi sindacali nazionali sottoscritti da associazioni comparativamente più rappresentative nel settore, in alternativa tali figure rientrano tra le forme subordinate e quindi con tutti i costi e i diritti previsti per il lavoro subordinato.

L’accordo sindacale crea nei fatti un nuovo settore professionale che no rientra tra i settori contrattuali esistenti. E’ quindi all’interno di tale ambito che dovrà essere misurata la rappresentatività comparata.

Essendo iscritti ad una delle parti datoriali che hanno stipulato l’accordo sindacale comporta quindi il dovere di applicare integralmente il medesimo ma contemporaneamente il diritto ad avvalersene, beneficiando quindi della deroga normativa e retributiva prevista dal jobs act.

Per i lavoratori invece non vi sono vincoli normativi per la rappresentanza se non per la misurazione della rappresentatività nel settore che permette al loro sindacato di sottoscrivere l’accordo, forte del mandato ricevuto.

Essendo l’operatore d’aiuto una professione generata dall’accordo sindacale, la rappresentatività dovrà essere quindi misurata nella singola impresa.

Il parere delle imprese sull’accordo sindacale per gli operatori d’aiuto

Dopo l’accordo sindacale per gli operatori d’aiuto, abbiamo chiesto un parere alle imprese, interessate alla sua applicazione.

abassistenzaAB Assistenza è una cooperativa sociale, che opera nelle province di Novara, Vercelli e Ovest Ticino.

Eroga servizi di assistenza domiciliare ed ospedaliera ad anziani, malati e disabili. Offre anche servizi all’infanzia (babysitting) e servizi infermieristici a domicilio.

Fornisce il servizio h24 per 365 giorni all’anno per garantire la tempestività dell’intervento.

Abbiamo chiesto alla Presidente, Rosanna Guida, una opinione in merito all’accordo e quali possono essere i vantaggi per la famiglia.

“ Grazie all’accordo con professione in Famiglia la nostra cooperativa ha finalmente ottenuto un riconoscimento di una nuova figura professionale, l’operatore d’aiuto, e la possibilità di avere un contratto che rispecchi le reali esigenze lavorative della cooperativa.

 Per la prima volta poi un accordo viene firmato anche tenendo conto delle richieste e dei bisogni delle famiglie.

La famiglia infatti non sempre necessita di un intervento continuo da parte della badante; esistono momenti difficilmente programmabili (interventi o ricoveri ospedalieri ad es.) in cui occorre fare ricorso ad un’assistenza ad ore flessibile, che varia nella durata e nel tempo.

 Questo tipo di assistenza non è quella della badante, ma neanche quella di un operatore qualificato (OSS): si tratta dell’operatore di aiuto, un operatore adeguatamente formato che eroga assistenza ad integrazione e in sostituzione della famiglia.

 Grazie all’accordo poi ci viene data la possibilità di collaborare con gli amministratori di condominio e questo servizio per noi risulta essere molto interessante e spero anche per gli amministratori e le famiglie del condominio.

 Infine auspichiamo che Professione in Famiglia concluda accordi con associazioni sul territorio nazionale (Alzheimer, Parkinson etc), ordini professionali e col tempo organizzi una grande rete che metta in contatto diverse realtà che si occupano di servizi per le famiglie sul piano nazionale, diventando un punto di riferimento per le imprese e per le famiglie.  “

Firmato il primo accordo sindacale con la presenza delle famiglie

Ieri, 7 aprile 2016, è stato sottoscritto il primo accordo sindacale che regolamenta le collaborazioni coordinate e continuative per il settore dell’assistenza famigliare in casi di necessità straordinaria, urgente e non programmabile.

È il primo accordo che vede tra i firmatari la parte datoriale, quella dei lavoratori e l’inedita presenza degli utenti.

I soggetti titolati alla stipula dei contratti di collaborazione sono le imprese fornitrici di servizi di assistenza (cooperative sociali, agenzie di servizi di assistenza e amministratori di condominio).

Professione in Famiglia, in rappresentanza delle famiglie utenti e delle cooperative sociali, Unione Nazionale Amministratori d’Immobili e Sindacato Unitario Lavoratori sono le organizzazioni di rappresentanza che hanno sottoscritto l’accordo.

L’accordo regola quelle forme di servizio di assistenza difficilmente prevedibili e che non trovano regolamentazione nei contratti del settore domestico e in quello socio-sanitario-assistenziale.

L’”Operatore d’aiuto” definito nell’accordo, fornirebbe servizi sostitutivi ed integrativi alle tradizionali funzioni famigliari, impedite temporaneamente da eventi non prevedibili.

Ad esempio: assistenza notturna durante un ricovero ospedaliero, un periodo di convalescenza, una temporanea compagnia giornaliera di persona anziana e di un non autosufficiente, ecc.

Un settore in forte crescita ma per lo più irregolare. L’averlo regolamentato permette, alle imprese una regolarità nel rapporto lavorativo, al lavoratore dei diritti riconosciuti e alla famiglia la serenità di poter contare su personale qualificato e di non incorrere in spiacevoli contenziosi penali e civili.

È sempre più frequente infatti, che soggetti privati forniscano questi servizi garantendo false sicurezze alle famiglie, le quali si trovano in seguito a dover rispondere in via penale come associato alla truffa fiscale, all’immigrazione clandestina, all’irregolarità previdenziale o infortunistica.

Alcuni numeri di potenzialità del settore:

  • 9,5 milioni ricoveri ospedalieri
  • 63 milioni di giornate di degenza
  • 6,8 giorni medi di degenza
  • 26,3 giorni di degenza per casi di riabilitazione e lungodegenza
  • 3 milioni di persone non autosufficienti
  • 23 milioni di ore lavorate nella settimana per assistenza extra sanitaria, di cui il 17,5% non supera i tre mesi

Alcune stime quantificano, in difetto, oltre 100.000 lavoratori che potrebbero emergere dal lavoro nero.

L’accordo prevede per gli operatori d’aiuto la modalità del contratto di collaborazione, l’autonomia  nel fornire il servizio, le forme di coordinamento con l’impresa, i diritti sindacali , i minimi orari retributivi e il diritto di riposo psico-fisico.

Essendo un accordo inedito, le parti sociali hanno costituito una Commissione Paritetica Nazionale per fornire agli associati informazioni utili su:

  • Interpretazione autentica sull’accordo;
  • Certificazione sulla correttezza della stipula dei contratti di collaborazione
  • Ricerca di soluzioni extra giudiziali sui contenziosi che riguardano il rapporto in collaborazione

I quesiti dovranno essere presentati direttamente alla propria organizzazione di rappresentanza (Professione in Famiglia, UNAI e SUL) e quindi esaminati dalla commissione.

Hanno collaborato alla definizione dell’accordo associazioni in rappresentanza di soggetti portatori di deficit sanitari come l’Alzheimer, Sclerosi Multipla, Ictus, SLA, Parkinson, associazione di Caregiver familiare, Consulenti del Lavoro e cooperative sociali.

Professione in Famiglia, con la firma dell’accordo, auspica la necessità di proseguire la propria azione di rappresentanza per governare al meglio questo settore,  soprattutto attraverso una legislazione di sostegno che permetta di poter portare a deduzione fiscale tutti i costi che la famiglia si trova a dover sostenere, soprattutto per supplire alle carenze socio assistenziali dello Stato, in particolare per i soggetti non più autosufficienti.