Il parere delle imprese sull’accordo sindacale per gli operatori d’aiuto

Dopo l’accordo sindacale per gli operatori d’aiuto, abbiamo chiesto un parere alle imprese, interessate alla sua applicazione.

abassistenzaAB Assistenza è una cooperativa sociale, che opera nelle province di Novara, Vercelli e Ovest Ticino.

Eroga servizi di assistenza domiciliare ed ospedaliera ad anziani, malati e disabili. Offre anche servizi all’infanzia (babysitting) e servizi infermieristici a domicilio.

Fornisce il servizio h24 per 365 giorni all’anno per garantire la tempestività dell’intervento.

Abbiamo chiesto alla Presidente, Rosanna Guida, una opinione in merito all’accordo e quali possono essere i vantaggi per la famiglia.

“ Grazie all’accordo con professione in Famiglia la nostra cooperativa ha finalmente ottenuto un riconoscimento di una nuova figura professionale, l’operatore d’aiuto, e la possibilità di avere un contratto che rispecchi le reali esigenze lavorative della cooperativa.

 Per la prima volta poi un accordo viene firmato anche tenendo conto delle richieste e dei bisogni delle famiglie.

La famiglia infatti non sempre necessita di un intervento continuo da parte della badante; esistono momenti difficilmente programmabili (interventi o ricoveri ospedalieri ad es.) in cui occorre fare ricorso ad un’assistenza ad ore flessibile, che varia nella durata e nel tempo.

 Questo tipo di assistenza non è quella della badante, ma neanche quella di un operatore qualificato (OSS): si tratta dell’operatore di aiuto, un operatore adeguatamente formato che eroga assistenza ad integrazione e in sostituzione della famiglia.

 Grazie all’accordo poi ci viene data la possibilità di collaborare con gli amministratori di condominio e questo servizio per noi risulta essere molto interessante e spero anche per gli amministratori e le famiglie del condominio.

 Infine auspichiamo che Professione in Famiglia concluda accordi con associazioni sul territorio nazionale (Alzheimer, Parkinson etc), ordini professionali e col tempo organizzi una grande rete che metta in contatto diverse realtà che si occupano di servizi per le famiglie sul piano nazionale, diventando un punto di riferimento per le imprese e per le famiglie.  “

Firmato il primo accordo sindacale con la presenza delle famiglie

Ieri, 7 aprile 2016, è stato sottoscritto il primo accordo sindacale che regolamenta le collaborazioni coordinate e continuative per il settore dell’assistenza famigliare in casi di necessità straordinaria, urgente e non programmabile.

È il primo accordo che vede tra i firmatari la parte datoriale, quella dei lavoratori e l’inedita presenza degli utenti.

I soggetti titolati alla stipula dei contratti di collaborazione sono le imprese fornitrici di servizi di assistenza (cooperative sociali, agenzie di servizi di assistenza e amministratori di condominio).

Professione in Famiglia, in rappresentanza delle famiglie utenti e delle cooperative sociali, Unione Nazionale Amministratori d’Immobili e Sindacato Unitario Lavoratori sono le organizzazioni di rappresentanza che hanno sottoscritto l’accordo.

L’accordo regola quelle forme di servizio di assistenza difficilmente prevedibili e che non trovano regolamentazione nei contratti del settore domestico e in quello socio-sanitario-assistenziale.

L’”Operatore d’aiuto” definito nell’accordo, fornirebbe servizi sostitutivi ed integrativi alle tradizionali funzioni famigliari, impedite temporaneamente da eventi non prevedibili.

Ad esempio: assistenza notturna durante un ricovero ospedaliero, un periodo di convalescenza, una temporanea compagnia giornaliera di persona anziana e di un non autosufficiente, ecc.

Un settore in forte crescita ma per lo più irregolare. L’averlo regolamentato permette, alle imprese una regolarità nel rapporto lavorativo, al lavoratore dei diritti riconosciuti e alla famiglia la serenità di poter contare su personale qualificato e di non incorrere in spiacevoli contenziosi penali e civili.

È sempre più frequente infatti, che soggetti privati forniscano questi servizi garantendo false sicurezze alle famiglie, le quali si trovano in seguito a dover rispondere in via penale come associato alla truffa fiscale, all’immigrazione clandestina, all’irregolarità previdenziale o infortunistica.

Alcuni numeri di potenzialità del settore:

  • 9,5 milioni ricoveri ospedalieri
  • 63 milioni di giornate di degenza
  • 6,8 giorni medi di degenza
  • 26,3 giorni di degenza per casi di riabilitazione e lungodegenza
  • 3 milioni di persone non autosufficienti
  • 23 milioni di ore lavorate nella settimana per assistenza extra sanitaria, di cui il 17,5% non supera i tre mesi

Alcune stime quantificano, in difetto, oltre 100.000 lavoratori che potrebbero emergere dal lavoro nero.

L’accordo prevede per gli operatori d’aiuto la modalità del contratto di collaborazione, l’autonomia  nel fornire il servizio, le forme di coordinamento con l’impresa, i diritti sindacali , i minimi orari retributivi e il diritto di riposo psico-fisico.

Essendo un accordo inedito, le parti sociali hanno costituito una Commissione Paritetica Nazionale per fornire agli associati informazioni utili su:

  • Interpretazione autentica sull’accordo;
  • Certificazione sulla correttezza della stipula dei contratti di collaborazione
  • Ricerca di soluzioni extra giudiziali sui contenziosi che riguardano il rapporto in collaborazione

I quesiti dovranno essere presentati direttamente alla propria organizzazione di rappresentanza (Professione in Famiglia, UNAI e SUL) e quindi esaminati dalla commissione.

Hanno collaborato alla definizione dell’accordo associazioni in rappresentanza di soggetti portatori di deficit sanitari come l’Alzheimer, Sclerosi Multipla, Ictus, SLA, Parkinson, associazione di Caregiver familiare, Consulenti del Lavoro e cooperative sociali.

Professione in Famiglia, con la firma dell’accordo, auspica la necessità di proseguire la propria azione di rappresentanza per governare al meglio questo settore,  soprattutto attraverso una legislazione di sostegno che permetta di poter portare a deduzione fiscale tutti i costi che la famiglia si trova a dover sostenere, soprattutto per supplire alle carenze socio assistenziali dello Stato, in particolare per i soggetti non più autosufficienti.