Nove domande ai candidati sindaco

A ottobre più di 1300 comuni andranno al voto per rinnovare i propri consigli e i relativi sindaci.

https://www.tuttitalia.it/elezioni-italiane/elezioni-comunali-2021/

Un baluardo di democrazia a cui viene chiesto di gestire la cosa pubblica, applicando leggi regionali e nazionali ma soprattutto adeguandole alle singole realtà locali.

Sono infatti i comuni ad applicare le politiche dell’assistenza e quindi, le condizioni delle famiglie, dipenderanno molto dalle loro scelte.

È per questo che abbiamo ritenuto di porre a tutti i candidati/e a sindaco 9 precise domande per conoscere come intendono affrontare il tema dell’assistenza.

Professione in Famiglia invierà le domande a tutti i candidati/e delle città superiori ai 100.000 abitanti. invitiamo le nostre famiglie e imprese a fare altrettanto verso i centri minori, utilizzando il format allegato.

Le risposte verranno pubblicate su sito nazionale.

 Queste le domande

  1. Molte sono le associazioni di volontariato sociale presenti sul territorio. Come giudica la possibilità di realizzare il servizio civile coordinato di tutti i cittadini in grado di apportare adeguati supporti agli enti preposti al servizio socio-sanitario-assistenziale, alla Protezione civile e al decoro cittadino?
  2. Il lavoro in remoto cambierà modelli familiari, trasporti, assetti urbanistici e modalità produttive. Quali sono le sue proposte in merito?
  3. A seguito della pandemia si sono rese palesi tutte le difficoltà relative all’assistenza domiciliare. Forte irregolarità nel lavoro domestico, deficit professionale degli operatori, palese insufficienza di interventi ADI, difficoltà nell’adeguata presa in carico nel caso di dimissioni sanitarie protette, chiusura dei centri a supporto della disabilità e non autosufficienza, ecc. Come pensa di affrontare questo problema per il futuro?
  4. Pur riconoscendo che la materia dell’assistenza in strutture residenziali è prevalentemente in capo al Governo nazionale e regionale, il Sindaco è chiamato a tutelare la salute e la sicurezza dei propri cittadini. A seguito dei lutti registrati durante la pandemia tanti sostengono la necessità di una radicale riforma del modello sin qui adottato Che opinione ha in merito?
  5. Il fenomeno della violenza domestica è sicuramente un tema di diritto penale. La sua prevenzione è sicuramente a carico dell’intera collettività, in particolare agli enti locali. Quale opinione ha in merito?
  6. Fermo restando l’indiscusso valore sociale delle strutture di servizio per l’infanzia e della scuola primaria, cosa pensa in proposito al rafforzamento della figura professionale Tagesmutter e del servizio correlato?
  7. I servizi sociali forniti dal Comune a tutti i cittadini in stato di necessità comporta sicuramente una capacità di analisi e di soluzione ad alto impatto professionale. La crescente domanda di aiuto rischia di mettere in crisi lo stesso modello. Lei pensa che un diverso approccio al tema, con il coinvolgimento di supporto di professionisti, quali ad esempio i Procuratori d’aiuto, possano migliorare tali servizi?
  8. La crescita della non autosufficienza è un dato acclarato da tutti gli studi demoscopici. L’ausilio familiare dedicato all’assistenza non sanitaria domiciliare è sostanzialmente lasciato alla sfera familiare o alle badanti. Lei pensa che favorire la defiscalizzazione dei servizi di ausilio e la promozione di percorsi formativi destinati agli operatori privati e ai caregiver familiari, possa essere un miglioramento per le famiglie interessate e per il sistema in generale?
  9. La politica abitativa è sicuramente un tema molto rilevante, soprattutto per le grandi aree metropolitane ma non solo. Aumento dell’urbanizzazione, social housing, la gestione degli sfratti, le case popolari, il calo delle famiglie e di quello demografico, ecc. possono cambiare radicalmente le condizioni di un’intera collettività. Quale politiche intende attuare?

SE NON ORA QUANDO?

Se non ora quando è il titolo di un romanzo di Primo Levi e utilizzato dal movimento femminista per sostenere battaglie di diritti civili.

Ebbene, anche noi intendiamo utilizzare questo slogan per sostenere una tesi che è molto collegata ai diritti civili e che si potrebbe assumere nei vari provvedimenti del Governo per il PNRR.

È ormai da parecchi anni che tutti gli osservatori sociali, le associazioni di rappresentanza e gli economisti che hanno studiato il fenomeno dell’assistenza domiciliare ripetono quanto sia urgente approvare un provvedimento che vada in aiuto delle famiglie con persone non più autosufficienti, che combatta la piaga del lavoro nero nel settore domestico e che migliori la qualità assistenziale e professionale.

  • Oltre 4,2 milioni sono le persone con gravi fragilità bisognose di assistenza domiciliare e le previsioni sono di un notevole incremento.
  • Il 65% dei casi sono accuditi da caregiver familiari
  • 850.000 sono le badanti impegnate ma solo la metà in regola.
  • 1 miliardo è l’evasione fiscale e circa 500mila quella previdenziale

Tale fenomeno è determinato dall’elevato costo a carico delle famiglie che non può essere sostenuto per un medio-lungo periodo e dalla caratteristica polverizzata del lavoro domestico che non trova vantaggi tangibili alla regolarizzazione.

È quindi evidente che una semplice defiscalizzazione del costo del lavoro delle badanti non risolva il problema ma solo una parte.

Fornire alle famiglie un voucher da spendersi esclusivamente in imprese debitamente autorizzate a fornire questi servizi (modello francese) permetterebbe l’emersione totale del lavoro irregolare, un gettito superiore per lo Stato e per l’Inps, un aiuto concreto alle famiglie e il miglioramento di moltissime lavoratrici, oggi per lo più escluse dal welfare sociale.

Professione in Famiglia ha incontrato in questi anni tutti i gruppi politici presenti in Parlamento e registrato una totale condivisione sulla finalità sociale del provvedimento e sulla copertura economica e finanziaria.

Quindi, SE NON ORA QUANDO, lo gridiamo in questo particolare periodo di ripresa e resilienza.

Ripresa per il recupero di un lungo periodo di crisi assistenziale che ha penalizzato le famiglie e le lavoratrici del settore.

Resilienza perché, se non abbiamo ancora capito i danni sociali ed economici causati dall’assenza di una politica troppo assente, non avremo più alibi quando il fenomeno della non autosufficienza supererà la soglia di guardia.

RICERCA STATISTICA SETTORE DEI SERVIZI PRIVATI DI ASSISTENZA DOMICILIARE

Professione in Famiglia, in funzione della rappresentanza di imprese che forniscono servizi privati di assistenza domiciliare, per le quali ha sottoscritto apposito CCNL il 9 gennaio 2020 e, in precedenza un Accordo sindacale nazionale che regolamentava le forme di cococo nel settore, ha predisposto una ricerca nello specifico comparto.

Il comparto di queste imprese viene codificato con precisione con due specifici codici:

ATECO 88.10 Assistenza sociale non residenziale per anziani e disabili

ATECO 88.99. Altre attività di assistenza sociale non residenziale

Le imprese osservate forniscono servizi privati che raramente soggiacciono alla forma di gara d’appalto e quindi adottano modalità organizzative diverse e più adeguate alla domanda privata delle famiglie per servizi di ausilio familiare urgenti, straordinari e non programmabili.

Senza titolo

Si è innanzitutto rilevato il numero complessivo delle imprese attraverso la banca dati delle Camere di Commercio.

Il numero complessivo è pari a 1248.

Al suo interno, suddividendo queste per natura giuridica, la netta prevalenza è composta da cooperative sociali o consortili.

2

 

La suddivisione tra le due classificazioni Ateco ripartisce alla pari le due tipologie, confermando la possibile sovrapposizione dei servizi.

 

Si è quindi estrapolato il dato della tipologia sociale studiando esclusivamente le imprese tipicamente commerciali riconducibili alle cooperative sociali, consortili, Snc e Srl.

Il dato emerso focalizza l’attenzione su 1122 imprese.

3La collocazione geografica mette in evidenza la forte presenza delle imprese in Lombardia e Lazio.

Il nord ovest è l’area più popolata dalle imprese.

Più omogenea la presenza nelle altre aree del Paese.

4

5

Studiando l’anno di nascita delle imprese si riscontra una forte crescita negli ultimi due decenni (65%), coincidente con la crescita della domanda di assistenza domiciliare per anziani e della 4° età.

Il comparto conferma una forte presenza imprenditoriale femminile con la netta prevalenza di genere tra i lavorator*. Il dato dei lavoratori non è riscontrabile statisticamente in quanto non vengono rilevate le forme di cococo, prevalentemente utilizzate nel settore.

Dalla media dei collaboratori rilevati nelle aziende aderenti a Professione in Famiglia si potrebbero quantificare nel settore circa 27.000 operatori in cococo.

6

Roma, 30 giugno 2020

A cura del Dipartimento studi e ricerche di Professione in Famiglia

 

LA LETTURA DEI DATI SUL LAVORO DOMESTICO DALLA PARTE DELLE FAMIGLIE DATORI DI LAVORO

A cura del Dipartimento Studi e Ricerche di Professione in Famiglia

 

Come ogni anno l’INPS pubblica i dati statistici sul lavoro domestico.

Il 2019, a cui si riferiscono i dati, sarà l’anno attendibile per riflettere sul settore. Con la pandemia che ha prodotto licenziamenti di massa nel primo semestre 2020 e la sanatoria ed emersione prevista dal decreto del Governo nei mesi di giugno/agosto non sarà facile confrontare il dato con gli anni precedenti.

Come avvenne per analoga situazione della sanatoria 2012, gli anni futuri registrarono un sensibile calo occupazionale verso il ritorno al lavoro nero.

Pur apprezzando la trasparenza dell’Inps sul settore i criteri osservati rilevano sensibili lacune che, se superate, permetterebbero una migliore fotografia sociologica del settore.

In particolare:

  1. I dati non distinguono i lavoratori comunitari da quelli extra UE. La forte presenza di lavoratori provenienti dalla Romania rientra genericamente nell’area geografica dell’Europa dell’est. Le modalità di flussi migratori e di rapporto di lavoro sono regolate con modalità radicalmente differenti e, vista la forte presenza straniera nel settore, sarebbe opportuno inserire anche questo dato.
  2. La composizione professionale si distingue genericamente tra Colf e Badanti. È già un buon riferimento nella lettura ma se venissero inseriti per gli 8 livelli professionali previsti dalla contrattazione, si avrebbe con maggior evidenza professionale dei lavoratori. Tra l’altro è previsto nell’inserimento dei dati all’atto della segnalazione per l’assunzione all’Inps.
  3. Anche il regime di convivenza viene richiesto all’atto dell’assunzione, riportarlo nella statistica sarebbe un dato utile per misurare la qualità della cura della persona, anche se non sempre la convivenza coincide con la cura.
  4. L’Inps è in possesso inoltre dei dati del datore di lavoro. Mettere in evidenza questi dati ci aiuterebbe a conoscere la tipologia delle famiglie utilizzatrici di questi servizi.

Abbiamo quindi esaminato i dati statistici ponendoci dal lato delle famiglie datrici di lavoro e confrontandoli con il decennio precedente (2010).

DATI GENERALI

Schermata 2020-06-27 alle 01.03.16.pngI dati generali del settore registrano un calo occupazionale, posizionandosi su 848.987 unità.

Escludendo l’anno 2012 che registrava l’impennata determinata dalla sanatoria degli irregolari, è l’ennesimo anno che il settore perde occupati.

Rispetto al 2010 il calo è stato del 9,73%.

Un dato che dovrà essere esaminato con maggior dettaglio nei confronti che seguiranno ma che può essere spiegabile con il sostanziale blocco dei flussi migratori extracomunitari che hanno ingrossato le file del lavoro nero ma anche per la crisi economica generale che ha colpito maggiormente l’occupazione femminile della società con il conseguente rientro nell’ambito dell’occupazione familiare.

La presenza femminile si conferma prevalente nel settore con l’89%, il 6% in più rispetto a quella maschile che ha pagato interamente il calo occupazionale nei 10 anni

DATI REGIONALI

Schermata 2020-06-27 alle 01.04.25.pngNon si registrano sensibili variazioni rispetto al decennio precedente.

Resta comunque evidente che il ricorso al lavoro domestico è una prerogativa delle aree centro settentrionali con il 79% degli occupati.

Il 46,38% degli occupati si concentrano nelle 12 aree metropolitane.

DATI DI PROVENIENZA GEOGRAFICA

Si conferma il trend di crescita delle italiane nel settore con un più 11% rispetto al 2010 mentre le aree di maggior flessione sono dall’est europeo con -5,30% e dall’asia orientale con il 3,19%.

Come detto in premessa, l’assenza di dati specifici, non ci permette di qualificare il calo dell’est-europeo se cioè sia dipeso dal blocco dei flussi ucraini, russi e moldavi storicamente presenti nel settore da quelli rumeni e polacchi in condizione di libera circolazione.

La crescita italiana non è qualificabile con precisione per assenza di dati statistici. Crescono maggiormente tra le badanti (+15%) che tra le colf (+11,4%) ma supponiamo non siano facilmente adattabili in regime di convivenza.

Schermata 2020-06-27 alle 01.04.47

DATI PROFESSIONALI

Schermata 2020-06-27 alle 01.05.11.pngNel calo generale degli occupati nel settore, il dato delle badanti continua a crescere progressivamente da 10 anni, passando dal 31,7% al 48% del 2019 mentre le colf calano del 15,59%.

Sicuramente è il dato più interessante del settore perché conferma la crescita costante della cura verso la persona a scapito di quella destinata tradizionalmente alla casa, ma soprattutto per la colpevole miopia della politica italiana di abdicare la cura di persone non più autosufficienti a figure non sempre adeguatamente qualificate.

Una anomalia nell’Europa che incentiva i servizi destinati all’ausilio familiare attraverso agenzie specializzate.

DATI GENERAZIONALI

Schermata 2020-06-27 alle 01.05.35

 

Pochi osservatori si soffermano sull’età delle lavoratrici domestiche, mentre la statistica ci permette di lanciare un SOS generazionale del settore.

Le lavoratrici del settore che superano i 50anni di età sono passate nel decennio dal 28,3% al 52,4%.

Le colf dal 24,4 al 46,3 e le badanti dal 35,7 al 52,4.

Vista la mancata inversione di tendenza all’invecchiamento professionale è facile supporre che nei prossimi 10 anni sarà sempre più difficile trovare personale idoneo alla gravosità del lavoro richiesto, soprattutto perché tutti gli studi ci dicono che la non autosufficienza passerà da 3 a 5 milioni nei prossimi 10 anni.

DATI SULL’IMPEGNO DI ASSISTENZA RICHIESTO

I dati dell’Inps ci permettono di valutare la quantità di ore di lavoro richieste e della loro durata in corso d’anno.

Nonostante il calo degli occupati le ore lavorate nell’anno non sono calate in proporzione equivalente.

Nel 2010 le ore lavorate nell’anno erano 1.278.683.666, nel 2019 si sono attestate su 1.199.878.706, un -6,2% rispetto al calo occupazionale del 9,7%.

Tra le badanti le ore sono cresciute del 51,2% mentre tra le colf sono calate del 39,3%.

Il 17,8% lavora con orario inferiore alle 25 ore settimanali. Tra le colf si raggiunge il 30,2% e tra le badanti il 9,6%.

Schermata 2020-06-27 alle 01.05.55Le prestazioni richieste confermano il forte turnover del settore.

Il 16,9% lavora per 3 mesi

Il 15,5% da 4 a 6 mesi

Il 22 % da 7 a 9 mesi

Il 45,6% per tutto l’anno

 

IL COSTO DEL LAVORO

L’INPS fornisce i dati delle retribuzioni percepite dai domestici nell’anno.

A questi, il datore di lavoro versa i contributi previdenziali all’Inps pari ai 2/3 del suo valore e 1/3 a carico del lavoratore.

Gli stipendi percepiti dai domestici assommano a € 6.242.219.500,00, l’1% in meno delle quantità registrate nel 2010.

Schermata 2020-06-27 alle 01.06.22Nel 2010 gli stipendi delle colf incidevano sul totale con il 65,6% nel 2019 si sono ridotte al 47,5%.

I contributi Inps ammontano a circa € 1.439.000.000

I domestici che non superano gli 8.000 euro di reddito annuo sono 576.635 pari al 35,1% del monte salari totale. Percentuale che si alza al 40% per le colf e si abbassa al 28,8% per le badanti.

 

 

Continua il pressing verso la politica. Prime risposte dopo la lettera aperta al Governo e alle forze politiche sull’emergenza Covid19.

gaddaProfessione in Famiglia incontra l’on. Maria Chiara Gadda (Italia Viva) e dopo un approfondito esame della situazione legata al settore dei servizi di ausilio familiare e, più in generale sull’emergenza Covid19 e sulla possibile ripresa, si sono presentate alcune proposte da poter prendere in esame nei prossimi provvedimenti del Governo.

  • Sanatoria generale per le persone extracomunitarie presenti sul territorio nazionale senza regolare permesso di soggiorno.

Il provvedimento permetterebbe a circa 600.000 irregolari di accedere al sistema sanitario e contenere la diffusione del virus. Inoltre, potrebbe essere un immediato bacino di forza lavoro per quando avverrà la ripresa economica.

  • Possibilità di portare a detrazione fiscale l’intero costo dei servizi di ausilio familiare per le persone non autosufficienti (badanti e operatori d’aiuto).

Il provvedimento permetterebbe un aiuto concreto alle famiglie e farebbe emergere il forte lavoro nero.

  • Maggiore coordinamento tra enti locali, ASL e aziende che forniscono servizi privati per l’assistenza domiciliare.

Ciò permetterebbe di garantire l’assistenza qualificata di ausilio nella fase di convalescenza e riabilitazione post ricovero ospedaliero Covid19, supporto psicologico agli operatori e alle famiglie e recupero sociale attraverso la videocomunicazione.

  • Percorso formativo per la riqualificazione professionale degli operatori destinati ai servizi di assistenza di ausilio.

La situazione generata dal contagio comporta un salto di qualità nella fornitura dei servizi di assistenza di ausilio alla persona. Saper interagire con l’assistito e i suoi familiari e prestare il servizio con le adeguate protezioni riqualificherebbe l’importanza sociale dell’occupazione nel settore.

  • Permettere alle imprese che forniscono servizi di assistenza di ausilio alla persona di potersi inserire nella “Carta della famiglia” di recente costituzione da parte del Ministero della Famiglia.

La Carta della famiglia prevede una scontistica per l’acquisto di beni e servizi.

Al momento sono ammesse solo imprese commerciali.

  • Agevolare il servizio di assistenza educativa per minori anche attraverso la figura della Tagesmutter.

Tutte le strutture scolastiche sono chiuse fino alla fine dell’emergenza Covid19.

Alla ripresa produttiva, molti asili nido e scuole materne non riusciranno a garantire servizi sufficienti.

I servizi di cura educativa dell’infanzia da 1 a 6 anni presso il domicilio della Tagesmutter, debitamente formata e autorizzata, potrebbe fornire un utile aiuto alle famiglie chiamate a rientrare al lavoro.

Queste alcune proposte consegnate all’on. Gadda che ne valuterà l’adozione in seno al Governo e con tutte le forze politiche presenti in Parlamento