Una Polizza RCT e RCO su misura per le imprese che forniscono servizi di assistenza domiciliare

Professione in Famiglia ha definito una specifica convenzione con la compagnia HELVETIA assicurazioni per le imprese aderenti che svolgono il servizio di assistenza domiciliare con l’operatore d’aiuto.

La particolarità della polizza risiede soprattutto nella responsabilità civile per danni arrecati a terzi generata durante le funzioni di assistenza domestica.

Il mercato assicurativo riscontrava notevoli difficoltà nell’inquadramento della prestazione professionale e conseguentemente nella quantificazione dei possibili sinistri. Ciò faceva lievitare significativamente il costo assicurativo.

Il lavoro di inquadramento dell’operatore d’aiuto e della impresa che fornisce questi servizi ha permesso alla compagnia di produrre una polizza ad hoc. Fondamentale allo scopo il ruolo di intermediario svolto da Programma Impresa, autorizzata dalla Compagnia a gestire tutta la parte organizzativa.

Grazie alla fondamentale sinergia con l’AGCI, con le sue oltre 1000 cooperative sociali, possiamo essere soddisfatti per l’obbiettivo raggiunto che garantisce oggettivamente i rischi che possono incontrare le imprese e gli operatori e una maggiore garanzia per le famiglie che si rivolgono a loro.

 

Professione in Famiglia aderisce ad AGCI

A seguito di un lungo e proficuo rapporto di collaborazione con l’Associazione Generale Cooperative Italiane (AGCI), Professione in Famiglia ha richiesto e ottenuto la domanda di adesione.

Una valutazione congiuntamente condivisa che permette di coniugare la rappresentanza di famiglie bisognose di assistenza e imprese che, per vocazione, si dedicano al sociale.

Sempre più il bisogno di assistenza della persona ricerca soluzioni che il welfare pubblico non riesce a garantire pienamente. È il caso dell’assistenza di ausilio, lasciato alla solitudine delle famiglie e risolto con affanno da lavoratrici domestiche, non sempre adeguatamente formate.

Si tratta quindi di agire su diversi fronti, dalla possibilità di poter detrarre fiscalmente l’intero costo dell’assistenza di ausilio, garantire una gamma di interventi di supporto alla persona (soprattutto se non più autosufficiente), portare a positiva sintesi territoriale l’insieme degli interventi assistenziali, qualificare le professionalità superando l’emarginazione culturale che vede ancora sottovalutato questo tipo di servizio, relegandolo al lavoro nero e allo sfruttamento.

Lo stretto rapporto tra Professione in Famiglia e AGCI potrà sicuramente fornire utili spunti per affrontare tale problema riorientando il settore verso i nuovi bisogni e le attese di milioni di famiglie.

Le due associazioni sono consapevoli di assolvere un ruolo di rappresentanza distinta, non sovrapponendo i rispettivi ambiti contrattuali ma rendendoli complementari.

È il caso dell’accordo sindacale sottoscritto da Professione in Famiglia che regolamenta la figura dell’operatore d’aiuto in cococo, non contemplato dal ccnl cooperative sociali.

L’iscrizione di PF all’AGCI ha quindi lo scopo di fornire una maggiore garanzia e tutela per le oltre 600 imprese cooperative che forniscono servizi di assistenza domiciliare direttamente alle famiglie. Il progetto congiunto per contrastare il lavoro nero e irregolare negli ospedali è un chiaro esempio di come agire in difesa della corretta competizione tra imprese, di combattere il lavoro nero e lo sfruttamento delle lavoratrici e di garantire servizi qualificati alle famiglie.

E’ sicuramente positivo che AGCI abbia dedicato un particolare interesse a questo segmento di imprese, riconoscendone una specifica peculiarità.

 

Professione in Famiglia incontra il Ministero della famiglia e disabilità

zoccanoIeri, 17 gennaio, una delegazione di Professione in Famiglia ha incontrato l’On. Vincenzo Zoccano, Sottosegretario alla famiglia e alla disabilità.

Il confronto rientra in una serie di richieste formulate dall’associazione ai vari Ministeri e ai Gruppi Parlamentari per affrontare il problema dell’assistenza di ausilio familiare.

In particolare la crescita del fabbisogno di assistenza delle famiglie, l’invecchiamento progressivo delle lavoratrici per il blocco dei flussi e la crescita costante del lavoro nero.

Il vice ministro ha apprezzato l’impegno dell’associazione sul tema ponendo l’oggettiva necessità di coinvolgere altri ministeri sul tema, in particolare per una legislazione che permetta la defiscalizzazione del servizio di assistenza di ausilio familiare fornito da badanti o da professioni similari come l’operatore d’aiuto di cui ha dimostrato particolare interesse.

Il confronto si è quindi concentrato sulla “certificazione delle competenze” degli operatori che svolgono il servizio di ausilio.

La convinzione del Ministero è quella di definire un quadro nazionale di riferimento  formativo che certifichi la competenza di questi lavoratori e che sia “vincolante” nella prestazione di servizio e finalizzato a garantire un’adeguata competenza per i soggetti non più autosufficienti o invalidi.

Il presidente di PF, Aldo Amoretti, ha condiviso pienamente l’indirizzo del Ministero per una maggiore qualificazione professionale degli operatori, evidenziando però che il contesto del settore, estremamente polverizzato e l’informalità del mercato del lavoro non si adatta al “vincolo”  richiesto.

Il ricorso alla certificazione delle competenze professionali per poter esercitare l’attività, già presente nella normativa vigente ma inapplicato da tutte le regioni, rischierebbe di frustrare le attese. Inoltre, l’approccio formativo delle Regioni sul settore si è dimostrato ampiamente inefficace, sia per la scarsa partecipazione che per la destinazione verso le famiglie.

Cosa diversa se i moduli formativi professionali venissero promossi su singole specializzazioni per l’interazione con i soggetti portatori di particolari patologie psico-sanitarie, i loro familiari e il contesto sociale, ricordando che l’ausilio familiare non comporta una competenza sanitaria ma di semplice aiuto nel disbrigo di faccende domestiche e di compagnia.

L’associazione è comunque convinta della riqualificazione professionale che avrebbe sicuramente maggiore efficacia qualora gli operatori venissero qualificati all’interno di un contesto aziendale come accade per la figura dell’operatore d’aiuto.

Anche la stessa deduzione fiscale dell’intero costo di assistenza  a favore delle famiglie potrebbe essere vincolata all’utilizzo di figure che abbiano conseguito un’attestazione di competenza attraverso un percorso professionale mirato in capo alle regioni.

Il viceministro, preso atto della discussione, si è detto disponibile a riprendere il discorso, sentiti gli altri Ministeri di competenza.

Un passo oltre l’aiuto di pronto soccorso verso i barboni

Con l’inverno scatta tutti gli anni la corsa per aiutare le persone che comunemente chiamiamo “barboni”. Uomini e donne che, loro malgrado, per  condizioni psichiche o per scelta irrazionale non hanno una dimora fissa o un reddito minimo e si avvitano nella spirale dell’estrema povertà.

Raccolta di coperte, un piatto caldo, un riparo temporaneo possono essere un aiuto concreto ma non incide sulla condizione di queste persone che rimangono emarginate e chiuse nella spirale dell’indigenza.

C’è anche chi, come il sindaco di Trieste, che preferisce portare lo scalpo del decoro urbano togliendo e buttando le coperte di un barbone, in nome del decoro urbano. Come a dire che la persona umana vale meno dell’angolo di una piazza.

Non è necessario disturbare gli antropologhi per conoscere le singole storie dei barboni. Molti di questi diventano tali a seguito di drammi familiari o per la perdita di lavoro. Nessuno pensa a loro come una possibile risorsa, mentre possono essere aiutati nel reinserimento sociale attraverso un percorso di recupero delle competenze acquisite nella vita e messe a disposizione della collettività.

Per questi motivi Professione in Famiglia è partnership con L’Esercito della Salvezza Italia di un progetto sul territorio romano che possa fare un passo oltre il pur apprezzabile aspetto caritatevole.

Professione in Famiglia lancia un SOS ai sindacati di Roma

Professione in Famiglia di Roma, a nome delle famiglie e delle imprese associate sul territorio, ha inviato ai Segretari generali di CGIL CISL e UIL del Lazio una lettera per promuovere un’azione congiunta contro le truffe verso le famiglie, il lavoro nero e lo sfruttamento domestico e il dilagare di forme irregolari di fornitura di servizi di assistenza alla persona.

Sono sempre più frequenti gli articoli sui quotidiani romani che denunciano forme di sfruttamento, organizzazioni o imprese senza scrupoli che forniscono servizi senza le dovute autorizzazioni, crescita di contenziosi sindacali e vere e proprie truffe ai danni delle famiglie e delle lavoratrici domestiche.

Una indagine di Professione in Famiglia ha riscontrato che molte “imprese” forniscono servizi di badantato a costi inferiori a quelli previsti dal contratto, generando un danno verso le imprese oneste ed esponendo le famiglie “clienti” a concreti rischi di illegalità.

Si auspica infine che i sindacati che rappresentano non solo questi lavoratori ma anche pensionati che utilizzano questi servizi, dimostrino la giusta sensibilità e, congiutamente, si avvii un percorso di contrasto efficace e un coinvolgimento delle istituzioni preposte ai controlli ma soprattutto verso le amministrazioni locali per il governo del settore che coinvolge decine di migliaia di persone.

lettera a cgil cisl uil Lazio