Chi è e cosa fà

L’Operatore d’aiuto è una nuova figura professionale che, attraverso una impresa, fornisce il servizio di assistenza alla persona.

Il servizio garantisce:

  • compagnia e accompagnamento;
  • aiuto nell’igiene personale;
  • preparazione ed eventuale somministrazione del cibo;
  • igiene ambientale.
  • interazione psico-sociale all’interno della famiglia e nel contesto esterno
  • prevenzione antinfortunistica domestica

Il personale è selezionato e specializzato.

Come si configura il rapporto di lavoro

La famiglia acquista il servizio dall’impresa (normalmente una cooperativa sociale), stipulando un contratto di servizio.

Il costo è commisurato alla condizione dell’assistito e alle ore di servizio richiesto.

Il servizio può essere svolto anche in regime di convivenza.

Viene garantita la continuità del servizio sempre e comunque.

L’operatore d’aiuto può essere sostituito in qualsiasi momento.

Agevolazioni fiscali e sussidi

Valgono le stesse regole previste per i lavoratori domestici.

Nel caso di non autosufficienza con operatore qualificato, si può portare a detrazione fiscale (19%) l’intero costo del servizio.

Nel caso di polizza assicurativa, sincerarsi che venga coperto il servizio dell’operatore d’aiuto.

Nel caso di sussidi o agevolazioni regionali o comunali, sincerarsi con l’azienda che vengano riconosciuti anche per l’operatore d’aiuto.

Rischi e contenziosi

Non tutte le imprese sono autorizzate nel fornire il servizio extra sanitario alla persona.

Se l’azienda non è autorizzata a fornire il servizio, si corre il rischio di essere coinvolti nella truffa ai danni della lavoratrice e dello Stato. Se poi la lavoratrice fosse extracomunitaria non regolarizzata, si può essere accusati di favoreggiamento della clandestinità.

Controllare sempre attentamente quanto previsto nel contratto di servizio con una persona esperta. Diffidare se il contratto di servizio contempla solamente gli obblighi del cliente e non quelli dell’azienda.

Diffidare quando vi viene fornita una badante su corrispettivo, normalmente è fraudolenta e irregolare.

Il costo onnicomprensivo di una badante convivente per persona non autosufficiente è di 1.400 euro al mese. Se vi viene offerto ad un costo inferiore è una truffa.

Sincerarsi che la fattura emessa riporti correttamente il servizio ricevuto.

Non pagare il servizio all’operatore ma sempre all’impresa tramite bonifico.

Se il servizio venisse trasformato in lavoro domestico (badante) in accordo con l’operatore d’aiuto, si potrebbe incorrere in denuncia per truffa ai danni morali e materiali dell’azienda fornitrice del servizio.

Si allega la  VI° Relazione annuale 2017 del CNEL sulla qualità dei servizi pubblici che, a pagina 112 richiama l’operatore d’aiuto

CNEL 23 maggio 2018 – Relazione annuale 2017 sulla qualità dei servizi pubblici

testo della pagina:

4.8.L’assistenza ai non autosufficienti

 L’entità del fenomeno si conferma nelle tendenze previste nelle precedenti relazioni. Si accresce il fenomeno insieme alle insoddisfazioni dei soggetti e delle famiglie. L’applicazione dei nuovi Isee ha per effetto il taglio dei sostegni alle famiglie per la parte non sanitaria delle rette nelle Residenze sanitarie assistenziali L’effetto è che una parte delle famiglie si riportano a casa il nonnino non come scelta per la domiciliarità, ma come ripiego rispetto ai costi elevati della Residenza. Si lamentano anche i gestori delle Residenze. Mentre fino a tre anni fa si avevano le liste di attesa per i ricoveri, adesso si hanno i letti vuoti.  Al tempo stesso nascono forme di Residenze irregolari che non rispettano gli standard di assistenza, né i diritti di chi ci lavora (1). Su tutto seguita a prevalere la soluzione badante. E seguita a permanere una condizione di irregolarità prevalente. Una parte delle famiglie sarebbe propensa alla soluzione badante a tempo parziale, ma le norme contrattuali vigenti non la prevedono. È una soluzione che non solo risponderebbe ad esigenze delle famiglie datori di lavoro, ma sarebbe pure un miglioramento per le lavoratrici che uscirebbero dalla condizione “servile” della convivenza a tempo pieno.  Le possibilità di modificare il Contratto scaduto il 31 dicembre 2016 sembrano sfumate alla luce del fatto che nessuno dei soggetti contraenti lo ha disdettato e si è perciò rinnovato automaticamente per tre anni.

Si diffonde il fenomeno di finte cooperative o agenzie specializzate che offrono servizi di cura a domicilio anche a prezzi “stracciati” rispetto ai minimi contrattuali vigenti. Un accordo nazionale conforme alle previsioni del Job act ha regolamentato queste prestazioni in Collaborazione Coordinata e Continuativa definendo una figura definita operatore di aiuto. La soluzione sembra incontrare il favore delle imprese erogatrici di servizi (soprattutto cooperative, ma non solo), delle famiglie che se ne avvalgono specialmente nelle emergenze e degli stessi collaboratori.

La Camera dei Deputati ha approvato un Disegno di Legge che affronta il tema dei Caregiver familiari: La proposta è passata al senato. Non sono prevedibili gli sviluppi, ma il tema sembra incontrare largo consenso tra le forze parlamentari. (1) Da una ricerca Auser del mese di marzo 2016 dedicata a “Domiciliarità e residenzialità per l’invecchiamento attivo” ricaviamo che “Al 31 dicembre 2013 risultano attivi nel nostro Paese 12.261 presidi residenziali pubblici e privati”; con grandi squilibri tra le Regioni e soprattutto tra Nord e Sud che “dispongono complessivamente, per tutte le tipologie di ospiti, di 384.450 posti letto, nel 2009 erano più di 429mila (meno 10,4%). Fra altre considerazioni la seguente: “Nel periodo 2014-2016 sono stati effettuati dai Nas 6.187 controlli da cui sono risultate: 1.877 non conformità (pari al 28% dei controlli eseguiti), 1.622 persone segnalate all’Autorità Amministrativa, 68 arresti, 1.397 persone segnalate all’autorità Giudiziaria, 3.177 sanzioni penali, 2.167 sanzioni amministrative per oltre un milione e 200mila euro, 176 strutture sottoposte a sequestro/chiusura”.