NON AUTOSUFFICIENZA NELLA RELAZIONE CNEL. Viene citato anche l’Operatore d’aiuto

Logo_CNELIl 18 luglio, nella solennità della Camera dei Deputati (Sala della Regina), con le conclusioni della Ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno si è svolta la presentazione della “VI°  Relazione annuale 2017 sulla qualità dei servizi pubblici.
Il documento d 270 pagine è stato approvato alla unanimità dalla Assemblea del Cnel il 24 maggio scorso.
Il Cnel svolge questo compito in quanto previsto dalla Legge 15 del 2009 e lo svolge in collaborazione con Istat e con tutto il sistema delle strutture pubbliche aventi competenza e interesse alla collaborazione.
Alla Pag. 112 che riportiamo, è trattato il tema “L’assistenza ai non autosufficienti.”

Nel testo viene citato l’operatore d’aiuto e l’accordo sindacale da noi sottoscritto.

testo:

4.8.L’assistenza ai non autosufficienti

 L’entità del fenomeno si conferma nelle tendenze previste nelle precedenti relazioni. Si accresce il fenomeno insieme alle insoddisfazioni dei soggetti e delle famiglie. L’applicazione dei nuovi Isee ha per effetto il taglio dei sostegni alle famiglie per la parte non sanitaria delle rette nelle Residenze sanitarie assistenziali L’effetto è che una parte delle famiglie si riportano a casa il nonnino non come scelta per la domiciliarità, ma come ripiego rispetto ai costi elevati della Residenza. Si lamentano anche i gestori delle Residenze. Mentre fino a tre anni fa si avevano le liste di attesa per i ricoveri, adesso si hanno i letti vuoti.  Al tempo stesso nascono forme di Residenze irregolari che non rispettano gli standard di assistenza, né i diritti di chi ci lavora . Su tutto seguita a prevalere la soluzione badante. E seguita a permanere una condizione di irregolarità prevalente. Una parte delle famiglie sarebbe propensa alla soluzione badante a tempo parziale, ma le norme contrattuali vigenti non la prevedono. È una soluzione che non solo risponderebbe ad esigenze delle famiglie datori di lavoro, ma sarebbe pure un miglioramento per le lavoratrici che uscirebbero dalla condizione “servile” della convivenza a tempo pieno.  Le possibilità di modificare il Contratto scaduto il 31 dicembre 2016 sembrano sfumate alla luce del fatto che nessuno dei soggetti contraenti lo ha disdettato e si è perciò rinnovato automaticamente per tre anni.

Si diffonde il fenomeno di finte cooperative o agenzie specializzate che offrono servizi di cura a domicilio anche a prezzi “stracciati” rispetto ai minimi contrattuali vigenti. Un accordo nazionale conforme alle previsioni del Job act ha regolamentato queste prestazioni in Collaborazione Coordinata e Continuativa definendo una figura definita operatore di aiuto. La soluzione sembra incontrare il favore delle imprese erogatrici di servizi (soprattutto cooperative, ma non solo), delle famiglie che se ne avvalgono specialmente nelle emergenze e degli stessi collaboratori.

La Camera dei Deputati ha approvato un Disegno di Legge che affronta il tema dei Caregiver familiari: La proposta è passata al senato. Non sono prevedibili gli sviluppi, ma il tema sembra incontrare largo consenso tra le forze parlamentari.  Da una ricerca Auser del mese di marzo 2016 dedicata a “Domiciliarità e residenzialità per l’invecchiamento attivo” ricaviamo che “Al 31 dicembre 2013 risultano attivi nel nostro Paese 12.261 presidi residenziali pubblici e privati”; con grandi squilibri tra le Regioni e soprattutto tra Nord e Sud che “dispongono complessivamente, per tutte le tipologie di ospiti, di 384.450 posti letto, nel 2009 erano più di 429mila (meno 10,4%). Fra altre considerazioni la seguente: “Nel periodo 2014-2016 sono stati effettuati dai Nas 6.187 controlli da cui sono risultate: 1.877 non conformità (pari al 28% dei controlli eseguiti), 1.622 persone segnalate all’Autorità Amministrativa, 68 arresti, 1.397 persone segnalate all’autorità Giudiziaria, 3.177 sanzioni penali, 2.167 sanzioni amministrative per oltre un milione e 200mila euro, 176 strutture sottoposte a sequestro/chiusura”.

 

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