Si tratta di partecipare ai negoziati e alla stipula del Contratto nazionale di lavoro del settore domestico.

Va riconosciuto che il Contratto vigente sembra ispirato alla tipologia del lavoro industriale e che ciò non è corrispondente alle esigenze del lavoro in questione.

È desiderabile una semplificazione dell’impianto contrattuale ed una sua riconversione all’idea di un lavoro fondato sulla collaborazione tra le parti. Sarebbe sciocco pensare di eliminare le ragioni di contrasto e tensione tra le parti, ma è ragionevole ridurle per quanto possibile. A questo obiettivo possono contribuire le istituzioni della bilateralità.

È ragionevole interrogarsi intorno alla questione se sia desiderabile e praticabile una articolazione territoriale del sistema delle relazioni tra le parti e della relativa bilateralità. Ciò potrebbe riguardare soprattutto gli strumenti della conciliazione e della formazione.

Considerato l’elevata esposizione al lavoro irregolare, caporalato e sfruttamento dei lavoratori domestici  che espongono a rischio anche le famiglie, è auspicabile un maggiore coinvolgimento delle cooperative nella fornitura di servizi di aiuto alla famiglia, in particolare per i casi di urgenza e di non possibile programmazione.

Riteniamo che le famiglie, ancorché non titolari del rapporto di lavoro, possano partecipare alla stesura di accordi collettivi, in particolare per i settori socio-sanitari-assistenziali.