LA BABELE DELL’ASSISTENZA DOMICILIARE IN ITALIA

LA BABELE DELL’ASSISTENZA DOMICILIARE IN ITALIA: chi la fa, come si fa.

Convegno di ITALIA LONGEVA  al Ministero della Salute
Nei giorni 11 e 12  luglio cdon il titolo Long-Term Care TWO Gli Stati Generali dell’Assistenza a lungo termine si è svolto a Roma  un Convegno promosso da Italia Longeva al quale abbiamo partecipato.
L’interessante discussione si è svolta soprattutto intorno ai contenuti di un documento, frutto di una impegnativa ricerca, che definisce, appunto, lo stato dell’assistenza domiciliare in Italia una BABELE.
Il tutto consultabile su www.italialongeva.it.

16 giugno 2017 Giornata Internazionale Lavoratrici e Lavoratori Domestici

Come ogni anno da alcuni anni il 16 giugno è occasione di incontro con ricca occasione di confronto tra i soggetti protagonisti del tema. Molti gli interventi di immigrati e loro associazioni e di grande rilievo quello di Elizabeth Tang, Segretaria Generale dell’International Domestic Workers Federation (Idwf). Acli Colf ha aderito recentemente alla organizzazione sindacale internazionale della categoria.
E’ intervenuto anche il Presidente di Professione in Famiglia Aldo Amoretti. Ha denunciato come il tema non autosufficienza non sia tutt’ora all’ordine del giorno della vita sociale e politica del nostro paese e come rispetto al lavoro nero di una parte grande delle badanti prevalga un atteggiamento che lo considera non un male, ma una cosa da tollerare. Del resto non c’è nessuno che chieda a Salvini se non intenda mandare a casa anche le badanti non in regola.
Amoretti ha sottolineato come tutti o quasi gli operatori del settore e le organizzazioni rappresentative concordino con l’idea di un regime di forte beneficio fiscale alle famiglie che si avvalgono della badante in regola (per semplificare diciamo deduzione dal reddito di tutta la spesa per badante). E siamo tutti d’accordo che la spesa per lo Stato sarebbe modestissima perché la riduzione fiscale sarebbe ampiamente compensata dalle entrate di Irpef e contributi sociali. Per ottenere questo risultato occorre una coalizione tra i soggetti interessati analogamente a come si è fatto sul tema povertà con la costituzione di Alleanza contro la povertà. Va dato merito ad Acli e Caritas di esserne stati promotori e di avere trascinato nella impresa molte altre organizzazioni obbligando la politica a cominciare con il mettere mano al problema. E’ una esperienza che va ripetuta a proposito di non autosufficienza e il tempo è adesso. Fra non molti mesi si andrà comunque ad elezioni politiche. Tutti i partiti e movimenti politici elaboreranno i loro programmi; quasi tutti proclamano di voler ridurre le tasse. Diciamogli per tempo: “bene incominciate con un grosso sconto fiscale alle famiglie che utilizzano badanti per assistere non autosufficienti. Il costo sarebbe minimo rispetto a tutte le altre ipotesi e l’effetto molto più benefico e rilevante.”

NON AUTOSUFFICIENZA A CONVEGNO AUSER

Il 9 febbraio Professione in Famiglia ha partecipato al Convegno AUSER svolto a Roma presso la Camera dei Deputati e dedicato a “Domiciliarità e residenzialità per l’invecchiamento attivo” anche alla luce di una rilevante riceca dedicata al tema condotta e illustrata da  Claudio Falasca.

Tra gli intervenuti anche il Presidente Inps. “Il modo in cui è stato affrontato il tema in Italia è basato sull’incrocio tra sostegno informale delle famiglie e la disponibilità di lavoro a relativamente basso costo grazie all’immigrazione“.  “Questo modello – ha continuato Boeri – che grava così tanto sulla famiglia non è in grado di reggere questa sfida“. E ancora: “il grande quesito che dobbiamo porci è come trovare risorse per garantire un’assistenza pubblica di qualità alle persone non autosufficienti negli anni che ci stanno davanti“. Infine Boeri si chiede “se non valga la pena di introdurre dei contributi obbligatori destinati in modo trasparente al fondo della non autosufficienza“.

E’ bene che anche queste idee vengano fuori e che si affronti il tema per troppo tempo fuori dall’ordine del giorno della vita sociale e politica del Paese.

Anche noi abbiamo le nostre proposte a cominciare da quella di deduzione dal reddito di tutta la spesa per l’assistenza extra sanitaria alla persona. Avrebbe anche il pregio di essere a costo quasi zero per lo Stato dal momento che potrebbe portare a regolarità 350-400mila rapporti di lavoro (la metà di quelli al nero); quindi con la spesa compensata dalle e

PER I GIOVANI SERVIZIO CIVILE OBBLIGATORIO ANCHE PER SERVIZI FAMILIARI

Dedicato ai giovani un articolo di Raffaele Morese su Nuovi Lavori

Si dice tra altro:

moreseNon l’assistenza ma il lavoro deve essere il principale sbocco da rendere credibile.

 Spacciare il reddito di cittadinanza come la soluzione è sconsolante, arrendevole, pauperistica. Non si può dire a un giovane, ti do 1000 euro (ammesso che ci siano le risorse per attuarlo) e poi te la sbrighi da solo.

Bisogna dirgli che c’è una politica fatta di tante scelte che lo porteranno ad avere un lavoro. E se bisogna prendere atto che ci vuole tempo per attuarle e che nel frattempo avanzano i robot che eliminano i lavori ripetitivi e semplici, allora bisogna creare ponti e formare i giovani per occupare posti di lavoro intelligenti.

 Un ponte per tutti: il servizio civile obbligatorio per i giovani ultra diciottenni, di durata medio- lunga in servizi di pubblica utilità o servizi familiari, estendendo l’esperienza volontaria in atto e ampliandola dal terzo settore al settore pubblico.

 Proporre di occuparsi del prossimo per un breve periodo della propria vita non solo è formativo per sé stessi ma fa crescere la produttività del sistema economico e sociale“.

Nuovo diritto di famiglia

È  ormai da diversi anni che si discute in Parlamento sulla regolamentazione del nuovo diritto di famiglia allargandolo alle copie di fatto e alla convivenza solidale tra soggetti dello stesso sesso.

Sembrerebbe di essere giunti alla volata finale con il disegno di legge Cirinnà.

Il tema è fonte di sensibili divisioni culturali e di costume tra gli italiani e soprattutto tra le forze politiche, particolarmente per l’adozione di figli di uno dei partner in caso di morte del genitore naturale. La discussione sui mass media si accentra sostanzialmente su tale argomento, come se il ddl trattasse solo questo tema.

Professione in Famiglia, rispettosa di ogni posizione in merito, intende fornire una sintesi di quanto prevede la proposta, al fine che ognuno possa liberamente costruirsi una opinione oggettiva in merito.

Alcuni dati

L’Istat quantifica in un milione le copie conviventi in Italia e in 900.000 i matrimoni avvenuti dopo una convivenza. I dati sono riferiti all’anno 2000 e segnala una forte crescita rispetto al decennio precedente.

Secondo i sondaggi condotti da IPR Marcketing, il riconoscimento delle unioni civili eterosessuali vede favorevoli il 74% degli italiani. Cala al 46% quando riguarda gli omosessuali e i contrari al 40%. Solo il 38% è favorevole ai matrimoni gay e solo il 15% sarebbe favorevole all’adozione da parte di copie omosessuali.

Cosa prevede il DDL Cirinnà ?

  • Istituisce nel diritto di famiglia anche la formula di Unione Civile equiparandola al matrimonio.
  • Tale forma dovrà essere formalizzata in comune.
  • Tutti i diritti previsti nel matrimonio valgono anche per le unioni civili.
  • L’articolo più controverso è quello che riguarda l’estensione della responsabilità genitoriale sul foglio/i del partner. Questo articolo permette l’adozione cosiddetta “ non legittimante” dei figli del partner. Viene esclusa l’applicabilità dell’istituto dell’adozione legittimante: per le copie dello stesso sesso unite civilmente non sarà possibile, quindi, adottare dei bambini che non siano già figli di uno dei o delle componenti della coppia. È un particolare tipo di adozione tale per cui, chi adotta non acquista diritti successori nei confronti dell’adottato, ma assume tutti i doveri che incombono sul genitore nei riguardi del figlio.
  • Si prevede anche il riconoscimento delle “ Convivenze di fatto”. In sostanza due persone possono contrarre un contratto di convivenza in cui si definiscano le condizioni patrimoniali e si possa designare al partner diritti quando emergano problemi legati alla malattia, locazione, carcere o decesso. Il contratto può essere sciolto.