LA PRESTAZIONE OCCASIONALE NELL’ASSISTENZA ALLA PERSONA

Stiamo avvicinandoci alla fine dell’anno e molte aziende ci hanno chiesto un parere in merito alla forma di lavoro in “ prestazione occasionale”.

Tale richiesta è motivata dal limite reddituale del collaboratore che non deve superare la soglia annua di € 5.000 anche in più rapporti di lavoro ed entro il limite dei 30 giorni di prestazione.

In più di un’occasione abbiamo sconsigliato tale strumento che, se da un lato può avere le caratteristiche di flessibilità tipiche del settore, dall’altro può generare numerose forme irregolari foriere di pesanti sanzioni amministrative e contenziosi sindacali.

Abbiamo quindi chiesto al Dott. Lorenzo Miazzo, Consulente del Lavoro esperto nel ramo giuslavoristico di esprimere un parere formale sull’argomento che potrete consultare in Parere su prestazione occasionale.

 

Sentenza della Cassazione sul riposo delle badanti

colf

La Cassazione: “Le badanti hanno diritto a 11 ore di fila al giorno di riposo”
Multata una onlus lecchese che chiedeva di derogare al contratto nazionale, facendo sfruttare le ore di stacco in maniera non continuativa durante la giornata
04 Gennaio 2018

La Cassazione: Le badanti hanno diritto a 11 ore di fila al giorno di riposo
Chi usufruisce del servizio di un badante – che assistono persone anziane, malati, o le famiglie bisognose di cure per i loro cari – sappia che ha diritto almeno ad undici ore di riposo al giorno, e che queste devono essere godibili consecutivamente; chi si dovesse opporre, va incontro a una multa per sfruttamento della manodopera. La previsione è infatti contenuta nel contratto nazionale della categoria e il sanzionamento scatta in caso di violazione.

E’ quanto ha deciso la Cassazione dando torto a una onlus di Lecco che forniva personale per l’assistenza familiare e che sosteneva che le ore di riposo dei dipendenti non dovevano essere consecutive.

Secondo la onlus lecchese, amministrata da religiosi, il contratto Uneba – Unione nazionale istituzioni ed iniziative di assistenza sociale – nello “stabilire che le lavoratrici e i lavoratori avevano diritto a un riposo giornaliero di undici ore ogni ventiquattro ore, non aveva previsto che le ore di riposo dovessero essere consecutive, lasciando in tal modo intendere che la volontà delle parti contraenti era quella di derogare, come facoltà, al dettato normativo generale, al fine di introdurre una disciplina più rispondente alle realtà e alle esigenze aziendali e, quindi, non irrazionale”.

Ad avviso della Cassazione (verdetto numero 24 della Sezione lavoro, depositato il 3 gennaio), invece, come stabilito dalla Corte di Appello di Milano, non c’è alcuna deroga contrattuale “all’osservanza del precetto normativo sul rispetto del riposo minimo giornaliero”, fissato in 11 ore di fila.

Peraltro, prosegue la sentenza della Suprema Corte, “non risulta che l’articolazione oraria praticata consentisse un riposo di undici ore, seppure non continuative, nell’arco delle 24 ore, non essendo stato allegato che dopo le 10 ore di intervallo (tra le ore 21 e le ore sette della mattina successiva) ricorresse un’altra ora di riposo nell’arco delle 24 ore, utile a riportare ad 11 ore il complesso dei riposi”. I supremi giudici ricordano che anche per le badanti e i badanti vige il decreto legislativo 66 del 2003 che ha recepito la direttiva comunitaria sull’orario di lavoro e che prevede per tutti i lavoratori il diritto alla “fruibilità in modo consecutivo” delle undici ore di riposo minimo giornaliero, “fatte salve le attività caratterizzate da periodo di lavoro frazionati durante la giornata o da regimi di reperibilità”.

La onlus era stata multata dal Ministero del Lavoro con una sanzione da 13.620 euro e adesso questa cifra dovrà essere ricalcolata per effetto di alcuni cambiamenti legislativi intervenuti nel corso della causa che comunque non incidono sulla ‘colpevolezza’ del datore di lavoro ma solo sulle norme da applicare.

REI ( Reddito di Inclusione Sociale) contro la povertà delle famiglie

Da oggi 1/12/2017 parte il REI ( Reddito di Inclusione Sociale)

Non si tratta di un semplice sussidio ma anche un aiuto finalizzato al reinserimento sociale e al lavoro attraverso uno specifico progetto personalizzato.

Si stima che potranno beneficiare del Rei circa 500.000 famiglie, e cioè circa 1,8 milioni di persone, di cui 700.000 sono minori.

La decisione è stata il frutto di un accordo (Memorandum) tra il Governo e l’Alleanza conto la povertà, alla quale Professione in Famiglia aderì sin dal 2013.

Le famiglie che vivono in condizione di povertà potranno rivolgersi presso il proprio comune per presentare la domanda dal 1 dicembre 2017 e che decorrerà dal 1 gennaio 2018.

Chi ne ha diritto?

Potranno accedere al Rei le famiglie con valore ISEE non superiore ai 6mila euro, indicatore ISRE non superiore ai 3mila euro, patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa, non superiore ai 20mila euro. E un patrimonio mobiliare non superiore a 10mila euro. Per il patrimonio immobiliare la soglia si riduce a 6mila euro per i nuclei familiari composti da una persona e a 8mila euro per i nuclei composti da due persone.

A quanto ammonta il REI?

Chi ha diritto al REI potrà beneficiare di un importo variabile secondo le dimensioni famigliari e altre variabili. Il sussidio sarà caricato mensilmente sulla Carta Rei. Metà potrà essere prelevato in forma di contante e l’altra metà speso presso negozi convenzionati. Ogni mese verrà ricaricata automaticamente.

Non potrà essere sommato ad altri sussidi di assistenza, con l’esclusione dell’assegno di accompagnamento.

Per il 2018, l’assegno Rei non potrà superare i 485 euro mensili

Primo passo concreto per il riconoscimento dei Caregiver famigliari

Pubblichiamo con soddisfazione il comunicato della Coop. soc. “Anziani e non solo” che da anni si impegna per il riconoscimento della figura dei famigliari che si occupano dell’assistenza dei propri cari e che hanno raggiunto un importante risultato in Parlamento.

Comunicato stampa Anziani e non solo

E’ stato oggi  votato all’unanimità un Emendamento dalla Commissione Bilancio del Senato che istituisce presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali  il “Fondo per il sostegno del titolo di cura e di assistenza del caregiver familiare”.

La Cooperativa sociale Anziani e non solo  si è impegnata  negli ultimi dieci anni, in coerenza con   valori del proprio impegno statutario,  sul fronte dei diritti dei familiari che si prendono cura di una persona non autosufficiente .

Ciò a partire dall’azione di cittadinanza attiva  che ha portato  alla approvazione della Legge della Regione Emilia Romagna N.2/14 che riconosce il ruolo del caregiver familiare come elemento portante per l’innovazione sociale e normativa nella società dell’invecchiamento.

Federico Boccaletti, Presidente di Anziani e non solo, ha così commentato:

”I contenuti di questo Emendamento si pone in  piena sintonia con  la definizione ampia di caregiver familiare espressi nei Disegni di Legge del Senatore Angioni e dell’Onorevole Patriarca.

La norma dà pieno riconoscimento al  carico economico  sociale ed emotivo che sta sulle spalle di un familiare che si prende cura di una persona non autosufficiente. Un familiare che deve stare a pieno titolo al centro di una rete di servizi assistenziali che potenzi le sue competenze e le sue opzioni

Si tratta ora di continuare a sostenere le iniziative e i progetti che dal basso , a partire dai territori, possano indirizzare i futuri interventi legislativi che dovranno riempire di contenuti gli spazi aperti nel quadro del Fondo oggi  approvato.”