PRENDERSI CURA di Brescia aderisce a Professione in Famiglia

Avvisiamo tutte le famiglie della provincia di Brescia che la cooperativa sociale  PRENDERSI CURA, specializzata nella fornitura  di servizi di assistenza domiciliare per la cura della persona, ha aderito a Professione in Famiglia.

In tale azienda potrete chiedere le prestazioni di assistenza, compreso l’operatore d’aiuto

Indirizzo : via Fucine, 12/A Villa Cercina (Brescia)

tel: 3517279295

Assistenza di ausilio – Riformare il settore

La pandemia Covid19 e le varie fasi di contrasto hanno stravolto i nostri stili di vita, cambiato radicalmente le gerarchie delle priorità e modificato la percezione della salute e dell’assistenza socio-sanitaria.

Il nucleo familiare ha giocato un ruolo fondamentale di solidarietà e di tenuta sociale e sanitaria.

Moltissimi di noi hanno vissuto la vicinanza drammatica dei decessi di persone care o semplicemente conosciute, ricoveri e quarantene e stravolto il proprio lavoro e la fonte di reddito.

Tutto questo sta lentamente rientrando nella “normalità” anche se rimane alta la soglia di guardia per una potenziale ripresa epidemica.

Mettendo la lente di ingrandimento sul settore dell’assistenza di ausilio familiare, si è registrato un forte calo nella prima e seconda fase pandemica, mettendo in evidenza nazionale l’importanza del lavoro domestico e quello di migliaia di operatori d’aiuto chiamati a garantire la continuità assistenziale soprattutto alle persone non autosufficienti in solitudine.

Le stesse strutture residenziali per anziani hanno dovuto gestire situazioni di emergenza mai ipotizzate e messo a dura prova il grado di efficacia assistenziale e la tutela del personale impegnato.

Il sistema sanitario, impreparato per gestire fenomeni pandemici di tale portata, si dovrà riformare profondamente per non essere preso in contropiede qualora, disgraziatamente, si dovessero ripetere analoghe situazioni. Tra le soluzioni previste saranno rafforzati i livelli di decongestionamento delle strutture ospedaliere con il rafforzamento di presidi locali e con la domiciliarità sanitaria e la stessa degenza ospedaliera sarà più contenuta nel tempo con dimissioni protette.

Parallelamente, la paura di contagio, ha ridotto drasticamente il numero di lavoratrici che svolgevano attività di assistenza in convivenza, al punto che lo stesso Governo ha previsto una sanatoria delle persone senza regolare permesso di soggiorno per garantire la ripresa della domanda di assistenza domestica.

Tutto questo ha già modificato la domanda assistenziale e la fornitura dei servizi di ausilio familiare.

Le famiglie cercheranno servizi più sicuri e personale qualificato, chiederanno servizi di supporto correlato all’assistenza, dovranno organizzarsi per gestire l’eventuale cura  domiciliare nei tempi non strettamente destinati all’intervento sanitario. Il fenomeno avrà sicuramente una dimensione di vaste proporzioni che non potranno essere garantire totalmente dal sistema pubblico e che ricadranno pesantemente sulla sfera familiare, sia in termini di impegno personale che in costi da sostenere.

Ecco quindi che dovranno essere messe in rete tutte le forze in campo e coordinate allo scopo di garantire l’efficienza di tutela socio-sanitaria sul territorio.

Riqualificare il settore dei servizi di ausilio familiare è quindi prioritario. Non potremo permetterci di risolvere i problemi con personale dequalificato, senza supporto e con il semplice passaparola. Questo lo può garantire esclusivamente una struttura organizzata come una cooperativa sociale, la quale ha già nel proprio modello organizzativo e nella propria missione le competenze adeguate allo scopo.

Permettere alle famiglie di poter beneficiare di apposito bonus assistenziale emesso dallo Stato e gestito dai Comuni per far fronte alle spese di ausilio familiare è altrettanto determinante, onde evitare dimissioni di massa al femminile per garantire l’assistenza dei propri cari.

Assicurare che gli enti locali assolvano appieno la funzione di coordinamento tra gli interventi sanitari, sociali e assistenziali. Una cabina di regia in grado di coordinare al meglio tutti i servizi e le forme di volontariato presenti sul territorio che sicuramente potrà essere un modello efficace anche per le situazioni non emergenziali.

Professione in Famiglia si farà carico di portare a qualsiasi livello istituzionale queste proposte, stimolando le imprese del settore ad elevare la qualità dell’offerta di servizi assistenziali.

IL FARO di Parma aderisce a Professione in Famiglia

Avvisiamo tutte le famiglie della provincia di Parma che la cooperativa sociale  IL FARO , specializzata nella fornitura  di servizi di assistenza domiciliare per la cura della persona, ha aderito a Professione in Famiglia.

In tale azienda potrete chiedere le prestazioni di assistenza, compreso l’operatore d’aiuto.

L’azienda opera con il marchio Privatassistenza

Indirizzo : Via Savani, 26 B, 43126 Parma – P.za Garibaldi 1 Colorno (PR)

tel: 0521 981480

IL SOSTEGNO di Siena aderisce a Professione in Famiglia

Avvisiamo tutte le famiglie della provincia di Siena che la cooperativa sociale  IL SOSTEGNO , specializzata nella fornitura  di servizi di assistenza domiciliare per la cura della persona, ha aderito a Professione in Famiglia.

In tale azienda potrete chiedere le prestazioni di assistenza, compreso l’operatore d’aiuto.

L’azienda opere con il marchio di Privatassistenza

Indirizzo : Viale Goffredo Mameli, 100, 53100 Siena

tel: 0577 600904

Il Decreto Rilancio e la commozione di Bellanova

Ieri, il Governo a emanato il Decreto Rilancio per sostenere la ripresa produttiva, allungare e ampliare le forme di aiuto a lavoratori, piccoli imprenditori e famiglie e rafforzare il sistema sanitario in una malaugurata previsione di ripresa dei contagi.

Per le famiglie si rafforza e si proroga il congedo parentale, parallelamente al Bonus Baby sitting che si allarga ad altre forma di cura per l’infanzia.

Su questo argomento la nostra associazione ha richiesto che tale Bonus possa essere speso anche verso le imprese che forniscono servizi di cura per l’infanzia e che le procedure per coprire le spese della babysitter siano più snelle e superino i passaggi complessi del Libretto Famiglia.

Parallelamente si richiede che venga istituito un Bonus anche per l’ausilio familiare per la cura dei soggetti non più autosufficienti.

Nel Decreto  si è risolto temporaneamente anche il problema della regolarizzazione dei permessi di soggiorno per stranieri sprovvisti ma presenti massicciamente nel mondo del lavoro, in particolare nell’agricoltura, zootecnia e domestico.

Un passaggio delicato perché doveva coniugare gli aspetti sanitari con quelli economici e penali.

Sanitari per garantire il diritto all’assistenza anche per costoro ed evitare la diffusione incontrollata del virus. Economici perché il blocco dei flussi stranieri e l’urgenza dei raccolti non trovava la manodopera sufficiente sul mercato del lavoro interno ma una vasta platea di irregolari disponibili. Penali perché i datori di lavoro che facevano lavorare gli irregolari erano soggetti a sanzioni penali.

La soluzione trovata ha garantito il giusto equilibrio dei tre aspetti.

I datori di lavoro potranno fare emergere gli occupati irregolari con una penale amministrativa di € 400 a persona ma solo per coloro che non siano stati condannati per caporalato.

L’irregolare potrà richiedere un permesso di soggiorno di 6 mesi dimostrando la sua presenza sul territorio italiano prima del 20 marzo 2020, pagando € 160 per spese amministrative.

Tale permesso potrà servire per ricevere aiuti sanitari e ricercare lavoro regolare.

Questo permetterà alle imprese di soddisfare il fabbisogno di manodopera e alle famiglie di trovare l’assistenza domestica con maggiore facilità e regolarità.

La Ministra Bellanova, ha presentato con evidente commozione il risultato ottenuto per la sua storia personale di bracciante agricola, ponendo l’enfasi al contrasto del caporalato e sfruttamento in cui venivano sottoposti migliaia di stranieri.

Professione in Famiglia saluta favorevolmente la soluzione trovata, non solo perché sin dalla sua nascita ha inteso contrastare tutte le forme di irregolarità e sfruttamento ma anche perché è la prima volta che viene posto il problema del welfare familiare e le sue contraddizioni al pubblico dibattito.

Centinaia sono i casi di sfruttamento e caporalato anche nel settore domestico, accompagnato da truffe ai danni delle famiglie.

Prima del lockdown, sono rientrati dall’Italia in Romania oltre 100.000 rumeni, svuotando le nostre case e lasciando senza assistenza i nostri familiari.

Oggi, con la ripresa lavorativa si riscontrano evidenti difficoltà nel reperire personale domestico.

Anche la denuncia di Bellanova verso false cooperative sociali che sfruttano le badanti ha fatto sobbalzare sulla sedia molti di noi ma non è un attacco alla forma societaria che veniva indirizzata l’accusa, quanto all’assenza di attenzione verso tale fenomeno che coinvolge caporalato negli ospedali per l’assistenza notturna, associazioni strumentali che forniscono servizi assistenziale facendoli passare come mutualità associativa, organizzazioni etniche che organizzano tratte migratorie finalizzate allo sfruttamento.

Da parte nostra abbiamo fornito alle cooperative sociali uno strumento contrattuale che permette di assumere regolarmente queste persone. Lo abbiamo fatto nel totale disinteresse delle parti sociali preposte a regolare la materia e che magari oggi chiederanno maggiori interventi o si sentiranno chiamati in causa.

È il classico sasso nella piccionaia che speriamo obblighi tutti noi a prestare maggiore attenzione al settore.

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