BABY SITTING -Riformare il settore

Sembra che dopo il 18 maggio l’Italia riparta appieno, ma con tutte le precauzioni sul distanziamento sociale. Impostazione sicuramente condivisibile sotto il profilo sanitario ma complicatissima sotto quello organizzativo. Tantè che da qualche parte si dovrà pure iniziare senza dare l’impressione che il virus non esista più.

I vari decreti hanno affrontato il tema del baby sitting e, con la Fase 2, i genitori rientrano al lavoro, i figli minori rimangono a casa perché le scuole sono chiuse e i nonni vivono il distanziamento sociale per il rischio di contagio.

È la prima volta che il tema del babysitteraggio entra nel dibattito generale, così come lo è stato per colf e badanti.

Forse sarebbe il momento giusto per riformare il settore di ausilio familiare in modo strutturale, risolvendo due peculiarità negative, tutte italiane, del lavoro nero e della cura della persona tramite lavoratori domestici occasionali e poco professionalizzati.

È da oltre un decennio che giacciono in Parlamento proposte di legge in materia, ma mai arrivate neppure in Commissione.

Le proposte appaiono tutte di buon senso e si basano prevalentemente sull’aiuto fiscale verso le famiglie che si trovano in oggettiva necessità assistenziale.

Vincolando l’aiuto fiscale alla regolarità del servizio ricevuto, si annullerebbe alla radice il tacito accordo tra datore di lavoro e il domestico all’evasione previdenziale e fiscale.

Noi aggiungeremmo un ulteriore elemento per perfezionare il sistema.

Quello di aumentare la defiscalizzazione alle famiglie se acquistassero il servizio d’ausilio tramite imprese specializzate.

Oltre a godere di specifiche competenze in grado di pianificare il servizio e di selezionare e formare gli operatori, si avrebbe la certezza che i contributi previdenziali e fiscali siano effettivamente versati, generando un circolo virtuoso in grado di portare in pareggio i costi per lo Stato.

In attesa che ciò avvenga, poniamo l’attenzione sul decreto in discussione al Governo per il Baby sitting.

I provvedimenti prevedono la possibilità per i genitori di optare tra congedi parentali e bonus per il pagamento della baby sitter.

Questa potrebbe essere l’occasione per allargare il bonus anche per servizi di baby sitting acquistati tramite imprese che emetteranno regolare fattura come prova tangibile del servizio.

L’accesso al Bonus dovrebbe passare attraverso l’autocertificazione con presentazione documentale entro tre mesi. Questo permetterebbe di ricevere il bonus nell’immediato e una documentazione più semplice da esaminare.

Il passaggio tramite il Libretto Famiglia è da tutti giudicato inadatto e complicato.

È probabile che, l’assenza di baby sitter obblighi molte mamme a rinunciare al lavoro o a chiedere lunghi permessi non retribuiti per garantire l’assistenza dei minori in famiglia.

Vorremmo evitare che ciò avvenga mettendo a disposizione delle famiglie tutte le possibili soluzioni utili allo scopo.

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