Sanatoria e assistenza di ausilio familiare

Dal braccio di ferro tra Crimi e Bellanova sembra averla spuntata la Ministra di Italia Viva.

Sinceramente avremmo preferito evitare di assistere ad uno scontro su un argomento ovvio di regolarizzazione di extracomunitari da anni senza permesso di soggiorno ma presenti massicciamente nel mercato nero.

I media si sono soffermati soprattutto sulle motivazioni economiche della sanatoria (ovvie anche quelle) tralasciando l’importanza sanitaria e di contenimento del Covid19.

Se il provvedimento venisse formalizzato, queste persone potranno rivolgersi alle strutture sanitarie qualora riscontrassero sintomi da virus e ricevere le adeguate cure. Non sarebbero più costretti a nascondersi o andare al pronto soccorso solo nei casi estremi.

Una decisione di civiltà quindi, ma facciamo attenzione che se il permesso di soggiorno fosse limitato a 4 mesi, alla sua scadenza si ritornerebbe alla clandestinità oppure, se la sanatoria dovesse passare attraverso l’autodenuncia dei datori di lavoro, nessuno emergerebbe.

L’impatto mediatico sul fabbisogno di manodopera nel settore agricolo ha una rilevanza di urgenza, non solo per evitare che il 40% del raccolto venga lasciato a marcire nei campi ma anche perchè quel poco raccolto impenni i costi nei supermercati o generi l’assenza degli stessi prodotti.

Il provvedimento coinvolge anche il lavoro domestico.

Circa 100.000 comunitari sono immediatamente rientrati nel Paese d’origine a fine gennaio e molti di questi erano lavoratrici domestiche. La fase 2 richiederà l’intervento di babysitter in quantità superiore a quanto il mercato possa offrire, il rientro al lavoro comporterà la ripresa di servizi di assistenza domiciliare, soprattutto nella fase di convalescenza post ricovero C19. Inoltre bisogna già pensare alla stagione invernale per gestire il possibile, quanto malaugurato, ritorno del virus.

Senza l’apporto di personale adeguatamente formato, sarà tutto più difficile e, l’intervento pubblico di assistenza domiciliare riuscirà solo a garantire parzialmente l’aspetto socio-sanitario ma non quello di ausilio.

La sanatoria fine a sé stessa quindi non basterà se non inserita in un contesto di programmazione territoriale in grado di coordinare tutti gli aspetti assistenziali.

Le cosiddette badanti, se lasciate da sole, non potranno garantire adeguate assistenze né la collaborazione con gli enti preposti.

Si tratta quindi di legare la sanatoria con un percorso formativo vincolante che canalizzi il lavoro verso le imprese che forniscono questo tipo di servizi e che il relativo costo per le famiglie, possa essere portato interamente a detrazione fiscale o con un voucher dedicato da spendere in queste aziende (come avviene da decenni in Francia).

Sarà quindi l’occasione per una profonda riforma dell’assistenza di ausilio familiare, recuperando il colpevole ritardo italiano di aver abdicato la cura della persona al lavoro domestico.

Bruno Perin

Vice presidente Professione in Famiglia

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