Il Presidente di Professione in Famiglia risponde alle nostre domande

In questo anno, Professione in Famiglia ha incontrato molti interlocutori potenzialmente coinvolti nel fenomeno dell’assistenza alla persona.

Associazioni di rappresentanza, Ministeri, istituzioni sanitarie e aziende specializzate nella fornitura di servizi. Tra questi ha incontrato anche gruppi parlamentari per sensibilizzare il problema e legiferare normative di supporto.

Chiediamo al Presidente Aldo Amoretti le sue considerazioni in merito.

 

Domanda: Presidente, quali riscontri ha registrato tra gli interlocutori che avete incontrato nell’arco dell’anno?

 Risposta: Sembra essere l’effetto di quando scrolli un albero di frutti maturi e questi cascano per terra. Tutti riconoscono la rilevanza del problema, come la necessità che sia affrontato ponendo fine alla attuale latitanza che riguarda praticamente tutti: Governi, partiti, sindacati e perfino  mondo della cooperazione che pure organizza le cooperative sociali che sono un pezzo rilevante del sistema.

Domanda: Considerando che le vostre richieste sono orientate ad un maggiore governo del fenomeno dell’assistenza extra sanitaria alla persona, ritiene che vi siano le condizioni generali perché si raggiunga questo obbiettivo?

Risposta: Dal riconoscimento del problema al cominciare ad affrontarlo il passo può essere non breve. Pare che il Pd stia mettendo a punto un disegno di legge che andrebbe nella direzione da noi indicata di un forte sconto fiscale per le famiglie che ricorrono alla badante o all’operatore di aiuto. Chiaro che non ci sarebbe il tempo matematico in questa legislatura che sta per finire, ma sarebbe una indicazione per il lavoro di quella futura. Del resto la discussione di questi giorni a proposito della Legge sui caregiver dice che non si può solo rinviare. E’ appena del 28 novembre un  seminario fatto al CNEL per iniziativa  della Associazione per la Ricerca Sociale “ welforum” che ha ragionato su proposte di riforma della indennità di accompagnamento.

Domanda: Come intendete insistere?

RispostaNoi cerchiamo di parlare con tutte le forze politiche. Strumentalizzeremo il fatto che tutti parlano di famiglia e di riduzione delle tasse. Il nostro approccio è il seguente: volete ridurre le tasse? Cominciate dalla nostra idea di un grosso beneficio fiscale per chi si cura direttamente di un non autosufficiente anche ricorrendo a badanti e operatori di aiuto.

Domanda: Oltre a leggi di sostegno, non è trascurabile il ruolo delle parti sociali nella definizione di  forme mutualistiche solidali e normative contrattuali adeguate alla crescente domanda di assistenza alla persona e a nuove forme di servizio come l’operatore d’aiuto, le Tagesmutter, le case famiglia, ecc. avete delle proposte specifiche in merito?

Risposta: L’esperienza svolta in cinque anni da quando esistiamo ci ha permesso di mettere a punto molte idee anche adattabili a situazioni fra loro differenti. Un punto debole di questa iniziativa sta nel fatto che è molto difficile fare fronte comune fra le varie entità organizzate che proclamano di voler affrontare i problemi. Noi di questo siamo consapevole e  non siamo mossi da nessuna smania di protagonismo cretino. Sappiamo bene che per essere ascoltati bisogna parlare insieme, oltre che dire cose giuste. Del resto c’è un precedente recentissimo: si è fatta una Legge che incomincia  ad affrontare il problema della povertà perché si è costituita l’Alleanza contro la povertà della quale anche noi facciamo parte che ha fatto proposte serie e le ha sostenute con iniziativa concorde. E’ molto alla moda il tema del secondo welfare (quello integrativo di categoria, aziendale o territoriale). Un secondo welfare che finanziasse  il ricorso all’operatore di aiuto a fronte del bisogno sarebbe welfare vero piuttosto che buoni spesa al supermercato o dal benzinaio ci sembrano piuttosto tipologie di elusione fiscale.

Domanda: l’accordo sindacale sottoscritto con UNAI e UILFPL ha compiuto 1 anno il 28 novembre. Quale riscontro avete registrato tra le aziende, le famiglie e gli operatori d’aiuto?

Risposta: L’apprezzamento è generale: delle imprese, dei collaboratori  ingaggiati e delle famiglie che comprano il servizio. Eravamo partiti con l’idea di fare fronte alle emergenze quali per esempio ricoveri ospedalieri o dimissioni di persone bisognose di cure extra sanitarie. Osserviamo che molte famiglie apprezzano la soluzione anche per periodi lunghi. Preferiscono spendere qualcosa in più rispetto alla assunzione diretta di una badante, ma avere una soluzione che le libera dalle incombenze della gestione di una rapporto di lavoro, delle sostituzioni, eccetera. E possono contare su un servizio qualitativamente più affidabile e solto nel rispetto di leggi e normative.  Gli operatori lavorano con una azienda, hanno qualche prospettiva di miglioramento professionale, quando si ammalano gravemente beneficiano della indennità di malattia assicurata dalla gestione separata Inps. Invece Colf e badanti non hanno nulla.

Domanda: Visto l’orientamento sociale di Professione in Famiglia, rispettoso dei diritti dei lavoratori e di contrasto alle forme di sfruttamento e di lavoro nero fortemente presente nel settore, avete incontrato anche alcune comunità di cittadini stranieri molto presenti nel settore del lavoro domestico. Quali impressioni avete riscontrato?

 RispostaSorpresa e compiacimento per il fatto che qualcuno  si rivolge a loro e, quindi, li prende in considerazione. Ciò anche alla luce del fatto  che nessuno ha disdettato il Contratto nazionale del lavoro domestico scaduto il 31 dicembre 2017 e che, quindi, si è  rinnovato automaticamente per tre anni. Come se non ci fossero ragioni per ridiscutere perlomeno alcuni problemi della normativa. Molti di loro hanno  apprezzato le nostre proposte anche riguardo al Contratto e ai suoi contenuti.  Alcune le avevamo messe nero su bianco in un documento del gennaio 2015 che aveva per titolo “RAGIONAMENTI”. A quel tempo lo abbiamo fatto conoscere a tutti gli interlocutori potenzialmente interessati (sindacati, altre associazioni di datori di lavoro, mondo della cooperazione ecc.). Nessun cenno di ricevuta. Ma da quel documento è nato l’accordo sull’operatore di aiuto. Vuol dire che le idee giuste, se portate avanti con serietà e convinzione, possono farsi strada.

Domanda: Quali sono i principali obbiettivi  di Professione in Famiglia per il 2018 ?

RispostaArchiviare  talune stupidaggini come quella che la famiglia sarebbe una istituzione clericale o della destra. Mettere all’ordine del giorno della vita politica e sociale del Paese i suoi problemi a cominciare dal guaio crescente della non autosufficienza e da questo far scaturire soluzioni positive che non saranno da bacchetta magica, ma l’avvio di un processo per soluzioni di miglioramento progressivo.

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