DIVORZIO BREVE – Una legge di civiltà

La Camera ha votato il testo definitivo della nuova legge sul divorzio con 398 favorevoli, 28 contrari e 6 astenuti.

Una legge, da tempo al dibattito in Parlamento, fortemente voluta dal Presidente Matteo Renzi  ma, stante l’esito del voto, ampiamente condivisa.

In sintesi la nuova norma prevede:

  • Dal giorno in cui viene depositata la domanda di divorzio in tribunale e con l’atto di separazione, il divorzio sarà valido dopo 6 mesi se consensuale e dopo 12 mesi se giudiziale. Ovviamente se i coniugi non ci ripensano (prima i tempi erano di 3 anni).
  • Non sussistono condizioni diverse in presenza di figli, anche perché la loro tutala è garantita dal  giudice dei minori, durante e dopo il procedimento di divorzio.
  • Si  applica la separazione dei beni dall’atto della sentenza di separazione (prima era all’atto del divorzio).
  • La legge interviene anche sui divorzi in corso.

Alcuni dati Istat:

Nel 2012 le separazioni sono state 88.288 e i divorzi 51.319, entrambi in calo rispetto all’anno precedente (rispettivamente -0,6% e -4,6%). Anche i tassi di separazione e di divorzio, in continua crescita dal 1995, registrano una battuta d’arresto nel 2012. Per ogni 1.000 matrimoni, si contano 311 separazioni e 174 divorzi. Nel nostro Paese, per i divorzi concessi nel 2012, l’intervallo di tempo intercorso tra la separazione legale e la successiva domanda di divorzio è stato pari o inferiore a cinque anni nel 62,3% dei casi.

La durata media del matrimonio al momento dell’iscrizione a ruolo del procedimento risulta pari a 16 anni per le separazioni e a 19 anni per i divorzi. I matrimoni più recenti durano di meno. Confrontando i matrimoni celebrati nel 1985 con quelli del 2005, le unioni interrotte dopo sette anni da una separazione sono raddoppiate, passando dal 4,5% al 9,3%.

Professione in Famiglia saluta favorevolmente la nuova legge precisando che non si tratta di una vittoria della divisione del nucleo famigliare e una sconfitta della sua unità, bensì un procedimento che evita inutili, dannosi  e costosi tempi di attesa su una decisione presa in piena consapevolezza dai coniugi.

Inutili perché sono pochissimi i casi in cui vi sia stato un ripensamento nei 3 anni di separazione, dannosi perché i coniugi erano costretti ad un continuo contatto che sfociava anche in violenza fisica, costosi per i costi legali e sulle ripercussioni determinate dal mantenimento della comunione dei beni in assenza di reciproca condivisione delle scelte.

 Infine la nuova normativa non si dimentica dei figli come qualcuno ha asserito per motivare la sua contrarietà. Così come in precedenza, i figli sono tutelati dal Giudice dei minori e i coniugi separati devono garantire pienamente e nel migliore dei modi i figli generati dal precedente matrimonio.

Sollecitiamo nuove disposizioni di legge anche sulla regolamentazione delle unioni civili auspicando il medesimo senso di ragionevolezza e senso riformatore emerso in Parlamento per questa legge.

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